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sivanLo scorso shabbat è stato l'ultimo sabato del mese di Ijar, quello in cui abbiamo annunciato l'ingresso del mese di Sivan che cadrà domani.

In questo mese in si celebra la donazione della Torà.
Il brano che leggeremo la mattina di Shavuot, il primo giorno dice:
" Al terzo mese dall'uscita dei figli di Israele dalla terra d'Egitto, proprio in quel giorno, giunsero nel deserto del Sinai."
Rashì commenta dicendo che, "in quel giorno" significa il primo del mese.

Quindi il primo di Sivan giunsero nel deserto dove avrebbero ricevuto la Torà.
Il testo continua dicendo:
"Si accamparono nel deserto, si accampò Israel di fronte al monte ".
Sempre Rashì si domanda il perché di questa ripetizione, prima al plurale poi al singolare.
Fintanto che non aveva ricevuto ancora la Torà, il popolo era come un gruppo di tanta gente; appena giunti davanti al monte Sinai, in previsione di ricevere la Torà divennero "che ish echad be lev echad - come un solo uomo con un solo cuore ".
Questo significa che il nostro popolo, nonostante si trovi in ogni parte del mondo, sente la forza di considerarsi un'unica persona.
La kabbalat ha Torà - Il ricevimento della Torà, si rinnova presso il nostro popolo, di anno in anno, proprio nel giorno di Shavuot.
Proprio perché rinnoviamo quel patto in cui il Signore D-o ci proclama "Reame di sacerdoti" è i sacerdoti erano coloro i quali avevano il bene di benedire i figli di Israele, anche noi genitori, alla vigilia di rosh chodesh Sivan, usiamo benedire i nostri figli in questa occasione.
L'uso del benedire i figli, vige anche il venerdì sera, appena rientrati in casa dopo la tefillà in tempio o subito dopo il kiddush.
Questo uso invece, nasce da tradizioni kabalistiche, che vedono l'ingresso del mese in corso, come qualcosa di speciale, proprio alla vigilia del Mattan Torà.
Riportiamo in calce il testo in ebraico della benedizione.
Con l'augurio di vedervi numerosi in tempio la mattina di Shavuot, pronti per ricevere la Torà, auguro anche che possa il Signore D-o mantenerci sempre Uniti, in ogni circostanza e renderci meritevoli dell'accettazione della nostra Torà.

Rav Alberto Sermoneta