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Tisha Beav è celebrato nel 2019 l'11 agosto (vigilia: 10 agosto).
Il 9 del mese di Av nel calendario ebraico cade la giornata di lutto Tisha Beav.


 E’ uno dei maggiori digiuni del giudaismo dopo quello di Yom Kippur. Non è un giorno di espiazione come Yom Kippur ma un giorno di lutto. Alcuni hanno detto che Tisha Beav era il giorno più triste della storia ebraica.Il 9 di Av dell’anno -586 dell’era cristiana, Nabucodonosor II marcia su Gerusalemme e distrugge la città e il primo Tempio, cacciando parte del popolo ebraico in Babilonia.
Il 9 di Av, 656 anni più tardi, Tito distrugge il secondo Tempio, brucia Gerusalemme e caccia gli ebrei fuori dalla Palestina.
Il 9 Av è per questa ragione considerata l’inizio dei due esili.
Il digiuno dura 25 ore dal tramonto del sole all’apparizione delle prime tre stelle il giorno successivo.
Come a Yom Kippur, si osserva un digiuno completo (no cibo e no bibite).

Quest'anno il 9 di Av cade di shabbat è quindi il digiuno viene posticipato al giorno dopo.
Tutte le regole di lutto spiegate sopra, vengono alleggerite, perchè di shabbat non si fa lutto.
Quindi chi non mangia la carne dallo shabbat precedente il digiuno, quest'anno non dovrà farlo.
Di solito il digiuno va preso con un pasto frugale, senza mangiare carne e bere vino, così come viene interrotto la sera dopo.
Quest'anno invece, si può iniziare il digiuno mangiando carne e bevendo vino, poichè è shabbat è quindi, anche se quel giorno è proprio il 9 di Av,  lo shabbat annulla tutto.
Il digiuno deve essere iniziato che è ancora giorno, è quindi bene terminare di mangiare, sabato sera, quando il cielo è ancora chiaro.
All'uscita di shabbat,  si fa la havdalà soltanto accendendo una candela e recitando la benedizione sul fuoco.
Le altre benedizioni della havdalà si faranno domenica sera, alla fine del digiuno, escludendo però la benedizione sui profumi.
Allo stesso modo, il mozzaè shabbat che segue il capo mese di Av,  non si farà la bircat ha levanà che verrà posticipata a domenica sera, alla fine del digiuno, dopo la havdalà.
Domenica sera,  pur essendo ormai l'11 di Av,  ci si astiene dal mangiare carne e bere vino, a causa del lutto del giorno.
L'indomani mattina, volendo si può mangiare carne sin da subito.
Possa il Signore ricompensarci del lutto per Gerusalemme,  facendoci gioire della sua ricostruzione.
 

I ventuno giorni (che trascorrono dal digiuno del 17 Tamuz), sono chiamati "ben ha mezzarim - fra le strettoie, in quanto essi culminano con il digiuno del 9 di Av, considerato il culmine del lutto, in seno al popolo ebraico.
Durante questi giorni è proibito fare cose gioiose, come prima fra tutti, contrarre matrimoni. Il lutto però è un graduale crescendo, poichè, fino alla fine del mese di Tamuz, alcune cose possono esser fatte, come ad esempio, tagliarsi i capelli, le unghie, la barba e indossare capi nuovi di abbigliamento.
Dal primo del mese di Av però, il lutto si acutizza; oltre all'astenersi dalle cose già citate è anche proibito mangiare carne, all'infuori dei pasti sabbatici, (alcuni non la, mangiano dall'uscita dello shabbat che precede il digiuno), fare il bucato, alcuni usano persino astenersi dal lavare il proprio corpo interamente e naturalmente partecipare a feste o riunioni mondane.
Il 9 di Av o tishà be av (in ebraico) è un digiuno di lutto completo; esso va dal tramonto della sera precedente, all'uscita delle stelle della sera successiva.
Anche questa giornata, ricorda cinque avvenimenti tristi accaduti al popolo ebraico, precisamente:
Quando nel racconto della Torà, nel libro dei Numeri, fu mandata una spedizione di dodici esploratori a ispezionare la Terra di Israele, essi tornarono riportandone le sue caratteristiche.
Dieci di essi, all'infuori di Giosuè e Calev, dissero al popolo che quella era una terra abitata da giganti e, mai e poi mai, sarebbero riusciti ad espugnare gli abitanti ed a conquistare la Terra. La reazione che questo resoconto portò al popolo, fu quella di piangere ed accusare Mosè e D-o di averli portati fin lì e non aver mantenuto la promessa.
Ciò portò al decreto divino, che tutta la generazione dell'uscita dall'Egitto, non sarebbe entrata in quella terra e siccome avevano pianto per una cosa futile, di cui non c'era bisogno, per l'eternità, il popolo in quella data, avrebbe pianto per qualcosa di molto grave: quel giorno era il 9 di Av.
Altra disgrazia accaduta in quel giorno, fu la caduta di Betar, città, vicino Gerusalemme, abitata dai Cohanim, i quali furono tutti barbaramente uccisi, ai tempi della rivolta di Bar Chocvà.


di Rav Alberto Sermoneta