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Di Rav Alberto Sermoneta

“Quest’anno siamo qui schiavi, l’anno prossimo nella terra d’Israele liberi”
La differenza di terminologia che si trova nelle espressioni contrarie “schiavi” e “ liberi” è, secondo gli esegeti del testo della Haggadà di Pesach, sostanziale.

Infatti se il termine schiavi viene tradotto “Avadim”, quello di liberi viene tradotto “Bené Chorin”; la parola “chorin” “liberi” viene preceduta da “benè” che vuol dire figli; potremmo quindi meglio tradurre: “figli della libertà”.

Perché questa eccezione? Una spiegazione esauriente è che la condizione di schiavo, non prevede figliolanza: lo schiavo si trova in una posizione gerarchica inferiore alla condizione di uomo libero, e nel caso in cui avesse avuto un figlio, questi non gli veniva riconosciuto “figlio”, finchè non fosse stato liberato e quindi avesse avuto la facoltà di poterlo riscattare.

Così avviene per gli Ebrei, schiavi in Egitto, i quali non godendo della stessa considerazione dei liberi cittadini, non potevano essere considerati un popolo.
Nel momento in cui si accingono ad uscire dall’Egitto vengono definiti con una terminologia ben più importante, oltre a quella di popolo, cioè benè Israel- figli di Israele.
Se D-O benedetto stesso ci ha definiti figli d’Israele e quindi Suoi figli, evidentemente il legame che ci accomuna e ben più forte di quello che vi è fra i membri dello stesso popolo!

Cari Amici, la festa di Pesach è ormai alle porte e noi ebrei ci accingiamo a prepararci all’inizio di un nuovo periodo che sicuramente sarà migliore di quello che lo ha preceduto. La libertà è un bene assai caro agli uomini che ci è stato dato direttamente da D.O, che per farcelo apprezzare ci ha messi alla prova, facendoci soffrire le pene della schiavitù.
Essere liberi non significa fare tutto ciò che si vuole; significa invece rispettare il prossimo con umiltà ed essere disposti ad ascoltare anche le altrui opinioni.
Facciamo dunque il possibile per conservare questo bene così prezioso che D-O stesso ci esorta a mantenere, rispettandoci ed amandoci come fratelli.
(…)

Possa il Signore benedirVi insieme alle Vostre famiglie e ricompensarVi con ogni bene.
(lettera di auguri del Rav del 2006)