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Di Rav Alberto Sermoneta

Se Isacco può essere definito il primo sionista della storia del nostro popolo, suo figlio Giacobbe è sicuramente il primo ebreo che va in Golà - Diaspora.
Tutta la sua vita sarà un alternarsi fra la Diaspora e la Terra dei suoi avi (la futura Terra di Israele) e tutta la sua vita sarà all'insegna della paura e del timore di rapportarsi con altri popoli .

Di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà si narra della fuga di Giacobbe verso la Mesopotamia da Labano, fratello di Rebecca, dopo essersi impossessato della primogenitura e della benedizione di suo padre Isacco.
Mentre fugge da suo zio, Giacobbe si imbatte in un luogo e si ferma lì a trascorrere la notte.
Il testo dice: "Vaifgà ba makom vajalen sham ki va ha shemesh- Si imbattè in un Luogo e si addormentò lì perché stava tramontando il sole".

 

 

Di Rav Alberto Sermoneta

“Va iezzè Jaakov mi Beer Shava va clielekh Charana” – “E uscì Giacobbe da Beer Sheva e andò a Charan".
Con queste parole la Torà descrive la partenza di Giacobbe dalla casa paterna per rifugiarsi da suo zio Labano, dopo i fatti avvenuti con suo fratello Esaù.
I commentatori ci mostrano che a differenza di Isacco, che non ha mai abbandonato la terra di Israel, Giacobbe è il primo ebreo ad andare in Diaspora:
Diaspora che durerà venti anni.
Facciamo un pò di esercizi di grammatica:
Il verbo "la zet - uscire" al passato della terza persona singolare fa "iazzà - uscì" mentre "iezzè" corrisponde al futuro della terza persona singolare; quindi "uscirà".

Di Rav Alberto Sermoneta

Con la parashà di questo shabbat, la Torà continua a narrarci la vita del terzo Patriarca.
Di Giacobbe, di cui si è già parlato nella parashà della scorsa settimana, si continuerà a parlare ancora fino al termine del libro di Bereshit e l’inizio del libro di Shemot.
Giacobbe infondo, come vedremo, diventerà Israel (gli verrà cambiato il nome dopo una lotta con un Angelo divino che lo intratterrà lungo il percorso per tornare alla casa paterna), e sarà quindi il capostipite del nostro popolo.
Questa è la parashà nella quale si narra del sogno di Giacobbe: quello che fece durante la strada, mentre fuggitivo dall’ira di Esaù, si recava da suo zio Labano, che poi diverrà suo suocero.
Si narra che egli sognò una scala, la cui base poggiava in terra e la cui cima si protraeva verso il cielo ed Angeli divini salivano e scendevano da essa.

Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà che leggeremo questo shabbat, va jezzè, narra la fuga di Giacobbe verso la terra dove abitava suo zio Labano, per fuggire dalla vendetta di Esaù, al quale aveva sottratto la primogenitura.
Nel primo brano si narra del famoso sogno della scala, che egli fa durante il viaggio di fuga; nel momento in cui si sveglia, fa una promessa al Signore in cui chiede di assisterlo per tutta la durata del viaggio.
Fra le cose che egli chiede, la più importante è quella di proteggerlo e farlo tornare a casa di suo padre “be shalom – in pace”.
I commentatori fanno notare che le richieste dei Giusti si limitano ai bisogni strettamente personali, materiali e morali, senza particolari ricchezze.

Di Rav Alberto Sermoneta

Uno dei passi più conosciuti della parashà di questa settimana è il sogno che Giacobbe fa fuggendo da suo fratello Esaù, dopo essersi impossessato della primogenitura e della benedizione paterna.
Il sogno è noto a tutti i lettori della Bibbia ed in particolare dagli studiosi del libro di Bereshit;
c’è però da affrontare in modo approfondito, il significato di questo importante sogno che Giacobbe fa, dal quale si imparano molte cose, sia da ciò che accade immediatamente prima e dalle sue conseguenze.

Di Rav Alberto Sermoneta

Se con la parashà di Toledot che abbiamo letto sabato scorso, si sono delineate le strade della storia del popolo ebraico, nella parashà di Vajezzè che leggeremo questo shabbat, troviamo la promessa divina a Giacobbe, che la sua discendenza sarà numerosa come le stelle del firmamento, ma soprattutto godrà di una protezione divina particolare, rispetto agli altri popoli.
Essa inizia con il famoso sogno che Giacobbe, fuggito dalla casa paterna, per paura di una vendetta da parte di suo fratello Esaù. E’ costretto a passare la notte fuori casa ed è proprio in quella notte che si imbatte in una forte sensazione che gli proviene da un sogno (quello della scala la cui cima arrivava in cielo).