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Di Rav Alberto Sermoneta

Vajhì baet hahì ve jered Jegudà meet echav - E avvenne in quel tempo che Giuda scese via dai suoi fratelli"
Con questo brano, la Torà taglia in due la parashà interrompendo la storia della vita di Giuseppe, per narrarci la storia di Jehudà e Tamar.

Di Rav Alberto Sermoneta

"Va hi A' et Josef va hi ish mazliach - E il Signore fu con Josef e divenne un uomo prosperoso"
Questa settimana la Torà ci presenta il personaggio di Josef; un personaggio complesso nella figura e nel comportamento. Soprattutto nelle prossime parashot leggeremo la sua storia e il modo che aveva di confrontarsi con il suo prossimo: sia più vicino a lui - come i fratelli - sia più distante - come gli egiziani e tutti coloro che gli si presentavano, provenienti anche da luoghi lontani per acquistare in Egitto, il grano per far fronte alla carestia.

Di Rav Alberto Sermoneta

"Im Lavan garti va echar 'ad 'atta - Ho abitato con Lavan e mi sono attardato fino ad ora"

Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà inizia con il ritorno a casa di Giacobbe, dopo aver trascorso oltre venti anni di lontananza da suo padre Isacco.

Di Rav Alberto Sermoneta

Non c'è dubbio che nella parashà di questo shabbat si abbondi di racconti relativi ai sogni.
Può tranquillamente essere definita insieme all'inizio della prossima, la parashà dei sogni.
Sogna due volte Giuseppe, sogna il capo dei coppieri e il capo dei panettieri; per ognuno di essi vi è una spiegazione che influenzerà fortemente la vita e le azioni di Giuseppe.
Nonostante i Profeti di Israele insegnano dicendo che:"Chalomot shav jedabberu - I sogni parlano di cose vane", la loro influenza non e irrilevante sugli esseri umani.
Il sogno, secondo il talmud, vuole esesre un messaggio da parte delle "Alte Sfere" che c'è chi si occupa e preoccupa di noi.
La halakhà prevede (anche se si tende a non permetterlo più) un digiuno, che in casi particolari si può fare anche di shabbat.

Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà di questa settimana, ci descrive Giuseppe figlio di Giacobbe il quale, secondo l'opinione di Rashì, rispecchiava in tutto e per tutto la figura di suo padre. Egli, viene definito, dai Maestri di Israele, con l'appellativo di zaddik - giusto.

Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà inizia con il ritorno a casa di Giacobbe, dopo aver trascorso oltre venti anni di lontananza da suo padre Isacco.
Il suo insediamento nella terra di Canaan diviene, almeno per molti anni definitivo, fintanto che non tornerà ad abbandonare nuovamente la terra di Canaan, per scendere definitivamente, fino alla sua morte in Egitto.
Le parole con cui la parashà inizia sono particolarmente strane:
“ Va jeshev Ja’akov be eretz megurè aviv, be eretz Chenaan, elle toledot Ja’akov Josef….- e Giacobbe si stabilì nella terra dove aveva abitato suo padre, nella terra di Canaan, queste sono le discendenze di Giacobbe, Giuseppe…”