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Di Rav Alberto Sermoneta

"Shofetim ve shoterim titten lekhà bekhol shearekha - Giudici e amministratori porrai per te in ogni tua città" .
Così inizia questa parashà, in cui vengono date una serie di regole riguardanti la Nazione ebraica.
Nelle precedenti si è parlato dei rapporti fra ebrei, fra ebrei e abitanti limitrofi, fra nazioni nemiche. Oggi si tratteranno le regole di una Nazione e della sua amministrazione.
Su quattro elementi si fonda uno Stato:

Di Rav Alberto Sermoneta

"צדק צדק תרדוף למען
תחיה וירשת את הארץ

La giustizia, la giustizia inseguirai"

Di Rav Alberto Sermoneta

"Ve hajà keshivtò al kissé mammalakhtò - E avverrà, quando siederà sul trono del regno, scriverà per se stesso questo libro (Devarim) della Torà".
I commentatori si chiedono il motivo per cui è scritto "ke-shivtò - come se stesse seduto" e non "be-shivtò - nel suo star seduto" grammaticalmente più giusto.
Per capire questo, bisogna tener presente il midrash alla meghillà di Ester. Nel secondo versetto del primo capitolo di essa troviamo scritto:
"Vahì ke-shevet ha melekh Achashverosh al kissé malkhutò - E avvenne che sedendo il re..."
La stessa espressione della Torà nella nostra parashà "ke" e non "be".
Il midrash spiega che i re malvagi, non si accontentano di sedere su un solo trono - di una popolazione conquistata, ma pretendono di conquistare sempre di, non trovando mai pace e serenità per loro, né per i loro sudditi.
Questi tiranni sono destinati, a loro volta, ad essere sconfitti da altri re, che continuano a comportarsi allo stesso modo (vedi Nabucodonosor, Ciro, Antioco, Roma ecc).
Per questo motivo, la Torà comanda all'eventuale re di Israele di scriversi una Torà (o soltanto il libro di Devarim) tenendolo sempre vicino a se, consultandosi con essa sul modo di comportarsi.
Se questo fosse accettato, il re sarebbe rimasto sul suo trono a lungo, altrimenti lo avrebbe perso presto.

Shabbat shalom
Dhabba


Di Rav Alberto Sermoneta

"Shofetim ve shoterim titten lekhà bekhol shearekha...eve shafetù et ha am mishpat zedek - Giudici e custodi porrai per te in ogni porta delle tue città e giudicheranno il popolo con giustizia giusta"
Con queste parole inizia la parashà che leggeremo questo shabbat, in cui la Torà elenca come comandamento specifico, quello di avere sia dei giudici per amministrare la giustizia, sia dei guardiani (shoterim in ebraico moderno, poliziotti) per far si che le leggi fossero rispettate.
In ogni legislazione, laica o religiosa che sia, vi è un giudice che amministra la legge e chi fa sì che essa venga osservata.


Di Rav Alberto Sermoneta

Fra le due parashot, quella di REE’ che abbiamo letto shabbat scorso e quella di SHOFETIM che leggeremo questo shabbat, cade normalmente Rosh chodesh Elul – l’inizio dell’ultimo mese del calendario ebraico.
Il mese di Elul, infatti è un mese particolare, in quanto per tutta la sua durata (ad eccezione dello shabbat), vengono recitate le Selichot, che sono delle preghiere di supplica al Signore, in cui chiediamo di perdonarci delle colpe commesse durante l’anno, ma soprattutto di concederci ogni cosa di cui abbiamo necessità.