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Di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà che leggeremo questo shabbat, troviamo descritte le prime sette, delle dieci piaghe che si abbatteranno sull'Egitto.
Ogni volta che una piaga si abbatte sull’Egitto, il cuore del Faraone si indurisce sempre di più, con maggiore crudeltà si accanisce sul nostro popolo cercando in tutti i modi di sfinirlo, per poterlo sterminare, sia fisicamente che psicologicamente, cancellandolo dalla faccia della terra.


Di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà la Torà ci mostra la grandezza di Avraham ,il quale dopo aver conosciuto l'intenzione divina di distruggere le città di Sodoma e Gomorra, inizia una lunga trattativa con il Signore per salvare le due città, o almeno una buona parte dei suoi abitanti.
Egli inizia con il far notare a D-o che se in essa vi fossero stati cinquanta giusti, si sarebbe potuto salvare le due città in grazia di quei giusti.
D-o accetta la richiesta di Abramo, ma Abramo, di volta in volta diminuisce il numero delle persone giuste. Si ferma a dieci, e D-o gli risponde dicendo che anche se soltanto dieci giusti vivono nelle due città, Egli le risparmierà in grazia dei dieci.
Purtroppo non se ne trova nemmeno uno e le due città vengono distrutte.
I maestri si chiedono il motivo del perché Abramo si ferma a dieci e non scende oltre.


Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà di vaerà comprende sette delle dieci piaghe che colpiranno l'Egitto, prima che il faraone si decida, o perlomeno sia costretto a liberare gli ebrei dalla schiavitù.
Nella parashà troviamo scritto:"...e per quanto riguarda le divinità egiziane, farò giustizia di loro ". Leggendo il testo in modo letterale, non troviamo alcuna punizione contro queste divinità bensì, soltanto contro gli egiziani e la loro terra.


Di Rav Alberto Sermoneta

Inizia ad attuarsi la promessa che D-o fa a Mosè dal roveto ardente ed in cui assicura che gli ebrei verranno liberati dall'Egitto con "mano forte e braccio disteso".
Dopo il primo incontro con Mosè il faraone si era rifiutato di liberare gli ebrei. Inizia così un susseguirsi di punizioni divine che si abbattono su tutto l'Egitto e che porteranno alla liberazione degli ebrei.
Nella parashà vengono narrate le prime sette delle dieci piaghe che il Signore scaglia contro chi si ostina a negare la libertà ad altri uomini.
Nella Torà in generale ed in particolare nelle parashot che leggeremo in queste settimane viene esaltato il grande valore della libertà; concetto che oltre a essere religioso si estende anche ai valori sociali e al rapporto fra l'Uomo e il suo simile.


Di Rav Alberto Sermoneta

"E apparsi ad Abramo, Isacco e Giacobbe con il nome El Shaddai (D-o onnipotente)....."
Il Signore, rivelando a Mosè e al popolo il Tetragramma, gli manifesta una forma di affetto e confidenza che non ha dimostrato ai tre Patriarchi.
Molte volte diciamo che D-o nutre immenso affetto e ricordo per i Padri del nostro popolo ma, trattandosiin questo caso dell'intero popolo di Israele, chiaramente ha più valore dei singoli tre personaggi.
Da ciò si impara che la forza del popolo all'unisono, va oltre la potenza divina.
Infatti, i Maestri della Cabbalà sostengono che nel Quadrilittero, sia contenuta la "Middat ha rachamim -l'attributo della misericordia divina".


Di Rav Alberto Sermoneta


Vaidabber Elohim el Moshè va jomer elav anì A’ – e parlò D-o a Mosè dicendogli io sono il Signore”
E’ un modo molto lontano dall’usualità quello di iniziare un brano di Torà in questo modo!
Nella parashà di Shemot, che abbiamo letto la settimana scorsa, il Signore ha rivelato a Mosè il Suo nome.
Un nome diverso da quello con cui si era abituati a conoscerLo ai tempi dei Patriarchi; un nome che basa la sua radice nell’essenza del verbo essere, alla forma infinita.

Di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà di questa settimana leggeremo le prime sette piaghe che il Signore mandò contro l’Egitto, per convincere il Faraone a liberare il popolo ebraico dalla schiavitù.C’è da notare una cosa interessante a proposito della prima piaga:Mosè ed Aronne, si presentano al Faraone per annunciargli che se non avesse liberato il popolo ebraico, il Signore avrebbe tramutato in sangue il fiume Nilo e tutte le altre sorgenti d’acqua.
La cosa curiosa è che D-o dice a Mosè e ad Aronne di recarsi sul far del mattino dal Faraone, perché sta uscendo dall’acqua, mentre il lettore è abituato ad immaginarsi che i due si fossero presentati al Faraone, nella sala del trono, ad una certa ora del giorno e, magari, al cospetto dei suoi sudditi.