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Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà di Masè che leggeremo questo shabbat, conclude il libro di Bemidbar, quarto libro della Torà.
In essa vengono elencate tutte le tappe (massaot) che il popolo percorre, durante i quaranta anni di permanenza nel deserto.
In effetti, esse non sono molte, tanto da impegnare il popolo tutto questo tempo, prima di entrare in Israele.
Spiegano i Maestri che il popolo che percorreva il deserto era numeroso e c'era bisogno di organizzare la loro vita.
Spiegano i commentatori che in alcune località, il popolo si tratteneva per degli anni, addirittura si parla di una tappa durata dieci anni.


Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà inizia, affrontando un problema che difficilmente viene descritto dalla Torà: quello relativo ai voti e alle promesse.
Chi esprimeva la volontà di offrire qualcosa, o prometteva di offrire un qualcosa, aveva il dovere di mantenere.
La Torà attraverso queste espressioni ci insegna che è meglio, piuttosto che promettere e non mantenere, non promettere affatto.
In un altro passo troviamo scritto:
"Mozzà sefatekha tishmor ve asita - Ciò che esce dalla tua bocca osserverai e farai".


Di Rav Alberto Sermoneta

Con le due parashot di Mattot e Mas’e’ si conclude il libro di Bemidbar ed anche il viaggio di quaranta anni del popolo ebraico nel deserto.
Prima di iniziare il libro di Devarim, ultimo libro della Torà, Mosè vuole impartire delle regole che riguardano i sentimenti personali di ogni essere umano, come per esempio le promesse ed i giuramenti; le città rifugio che il popolo avrebbe dovuto costruire una volta entrato nella Terra di Israele e che avrebbero permesso, a chi avesse compiuto un omicidio involontario contro una persona, di rifugiarsi in esse ed essere immuni dall’eventuale riscatto di sangue da parte dei parenti del morto.


Di Rav Alberto Sermoneta

Questa settimana leggeremo le ultime due parashot del libro di Bemidbar (il quarto libro della Tora'): Mattot e Mas'e'.
Nella prima parasha' la Tora' tratta di problematiche legate alle promesse ed ai voti: "Nedarim" e delle guerre che il popolo di Israele, dovrà combattere contro Midian, popolazione nemica del popolo ebraico.
La seconda parasha' "Mas'e'" racconta, elencandole una ad una, le tappe percorse dal popolo, durante i quaranta anni di permanenza nel deserto.
I Maestri, facendo notare che non è la prima volta che la Tora' elenca il percorso del popolo, ci insegnano che uno dei motivi di ciò è la volontà di ricordargli, che in quella tappa è avvenuto qualcosa di buono o di meno buono nel comportamento morale e materiale del popolo.



Di Rav Alberto Sermoneta

“Queste sono le tappe dei figli di Israele che uscirono dall’Egitto per mano di Mosè ed Aaron.
Sono molte le volte in cui nella Torà vengono ripetute le tappe percorse dal popolo ebraico, durante il percorso dei quaranta anni di permanenza nel deserto.
Rashì si pone la domanda: per quale motivo vengono riportate una ad una tutte le tappe percorse nel deserto?A questo risponde dicendo che il motivo è quello di dimostrare quanta bontà ha il Signore nei confronti del suo popolo.
Nonostante li avesse minacciati di farli restare per quaranta anni nel deserto, il Signore non li ha mai abbandonati, né fatti andare disperatamente da un posto '.


Di Rav Alberto Sermoneta

Nella prima parte della parashà di mattot ci viene insegnato il comportamento da seguire nel caso di una promessa o di un giuramento.
Nella seconda parte invece viene comandata a Mosè da parte di D-o, l’ultima delle mizvot che deve compiere prima di morire:
“…vendica i figli di Israele dai Midianiti, dopo di che ti unirai al tuo popolo”.
Per nessun altro essere vivente è dato di conoscere il giorno della sua morte, né di trattare la propria morte, come è accaduto per Mosè.
Nel Sifrì è detto che il compito dei “parnasim” – gli amministratori del popolo, è anche quello di vendicare o riscattare il popolo stesso e per questo rimangono in vita fintanto che non hanno assolto a questo impegno.