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Di Rav Alberto Sermoneta

Il midrash racconta che appena tornati dal monte Morià, luogo dopo avvenne la 'AKEDAT IZCHAK (legatura di Isacco), Abramo e suo figlio Isacco trovarono Sara morta.
Questo era avvenuto per opera del Satàn il quale, recatosi da Sara, le aveva detto che Abramo ed Isacco erano andati sul monte Morià per volontà divina e che Abramo aveva ucciso Isacco; a questa notizia, il cuore di Sara non resse e morì.
Il testo della Torà, proprio nel primo verso della parashà, ci dice che Sara morì all'età di “cento anni, venti anni, sette anni” e non centoventisette anni come è consuetudine dire di ogni persona.

 

Rashì, il famoso commentatore biblico spiega questo verso dicendo che la vita di Sara si divise in tre momenti e cioè: a cento anni era bella come una ragazza di venti e a venti anni era pura come una bambina di sette.
Nella parashà ci vengono mostrate quali sono le cose per cui Abramo, nonostante la sua tarda età, si sia dedicato con tutto se stesso per il bene del futuro della sua discendenza.
Subito dopo la morte di Sara egli cerca in tutti i modi di acquistare un pezzo di terreno per poterla seppellire separatamente e non insieme a gente estranea alle sue tradizioni.
Si accorda con Efron, re degli Ittiti, affinché gli venda una parte del loro cimitero per poter costruire una tomba (quella che poi diverrà la dimora dei patriarchi a Chevron); nonostante le molte parole di circostanza, Efron chiede ad Abramo una somma esorbitante sia per l'epoca in cui vivevano che per i nostri tempi (quattrocento sicli d'argento).
Abramo pur di seppellire sua moglie non batte ciglio, ma soprattutto paga la cifra senza dire una parola.
Terminata questa mizvà, giunto ormai a tarda età si preoccupa di un altro problema che lo assilla, quello di trovare per suo figlio Isacco una moglie che non appartenga ai popoli cananei, bensì alla sua famiglia e per questo manda il suo servo Eliezer, dopo avergli fatto fare un giuramento importante, a cercare la ragazza presso la casa dei suoi parenti in Mesopotamia.
Lì Eliezer ritrova i parenti di Abramo e Sara e dopo una particolare preghiera che rivolge al Signore, D-o del suo padrone Abramo, trova Rebecca figlia di Reuel fratello di Sara e padre di Labano.
Nei brani della parashà, nel profondo dei racconti sopracitati, si interpretano quelli che anche nella vita futura del popolo ebraico sono le problematiche sempre presenti:
il cimitero, luogo dove seppellire i nostri cari, che sia separato e riconoscibile, poiché garantirà in seguito la certezza e la testimonianza della presenza ebraica; il matrimonio dei figli, cioè preoccuparsi di far in modo che i propri figli sposino un appartenente alla tradizione ebraica, affinché ciò possa garantire il proseguimento delle nostre tradizioni e la discendenza certa del nostro popolo.

Shabbat shalom