Questo sito usa i cookie di terze parti per migliorare i servizi e analizzare il traffico. Le info sulla tua navigazione sono condivise con queste terze parti. Navigando nel sito accetti l'uso dei cookie.

Di Rav Alberto Sermoneta

E’ dal 1948, anno della proclamazione dell'Indipendenza dello Stato di Israele, che tutto il mondo arabo e buona parte del resto del mondo, ci accusa di aver derubato la Terra ai palestinesi.
In realtà, attraverso soltanto la lettura del testo delle parashot che stiamo leggendo in queste ultime settimane, ci accorgiamo che la volontà divina è quella di attribuire al nostro popolo, la Terra di Israele.
Abramo, che vive nella terra di Canaan, tornando con Isacco dal sacrificio - non sacrificio - trova Sara morta e, immediatamente si rivolge agli abitanti e ai capi del popolo, per seppellirla.
Nonostante le ripetute garanzie da parte di D-o di dare ai suoi posteri quella terra, egli si presenta come uno straniero e manifesta la volontà di acquistare un pezzo di terra, per seppellirci sua moglie.

Di Rav Alberto Sermoneta

Le scorse settimane abbiamo dedicato il nostro commento al personaggio di Abramo, colui che per primo ebbe la grandiosa idea del monoteismo. Questa settimana parleremo di Sara, moglie di Abramo la quale, insieme a suo marito, dedicò la vita ad insegnare a tutti coloro che lo desideravano gli aspetti di quella che poi divenne la tradizione ebraica.
Il midrash racconta che come Abramo si prodigava a far comprendere agli uomini le idee monoteistiche e quindi a far sì che questi divenissero dei proseliti, così Sara si comportava con le donne.
Già dal suo nome possiamo notare gli atteggiamenti regali: sia prima, quando aveva il nome di “Sarai”, che dopo il cambiamento in “Sarà”, che in ebraico significa principessa. Sara infatti, mantenne sempre un rapporto con la società che la circondava, e soprattutto nei confronti di suo marito, nutrì onore, rispetto e grande considerazione.

Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà inizia con il racconto della morte di Sara a 127 anni e la sua sepoltura per opera del marito Abramo.Abramo cerca un pezzo di terra che deve essere appartato dalle altre tombe, e tale da potersi distinguere, ma soprattutto tale da indicare una propria individualità. Per questo è disposto a pagare una somma altissima.
Nel momento in cui, dai Chittei, gli viene data la possibilità di seppellire sua moglie in un luogo comune, proprio per essere autonomo e dare un segno prettamente ebraico di volontà nel seppellire i morti e rendere nel futuro la testimonianza di appartenenza, paga 400 sicli d’argento , cifra oltremodo importante per l’epoca di Abramo.


Di Rav Alberto Sermoneta

Tornati dal Monte Morijà, luogo dove si sarebbe dovuto tenere il Sacrificio di Isacco, Abramo e Isacco suo figlio trovano Sara morta.
La Halakhà sostiene che nel momento in cui un essere umano chiude definitivamente gli occhi, va seppellito immediatamente per dare a lui l’onore che più gli si addice.
È per questo motivo che Abramo non esita a presentarsi ai notabili del paese, e chiede loro un pezzo di terreno dove seppellire Sara; il pezzo di terra però, dovrà essere separata dagli altri morti.
È per questo che Abramo, al momento di pagare il prezzo notevole che gli viene chiesto da ‘Efron, re dei chittiti, non farà alcuna obiezione e pagherà l’ingente somma.

Di Rav Alberto Sermoneta

Il midrash racconta che appena tornati dal monte Morià, luogo dopo avvenne la 'AKEDAT IZCHAK (legatura di Isacco), Abramo e suo figlio Isacco trovarono Sara morta.
Questo era avvenuto per opera del Satàn il quale, recatosi da Sara, le aveva detto che Abramo ed Isacco erano andati sul monte Morià per volontà divina e che Abramo aveva ucciso Isacco; a questa notizia, il cuore di Sara non resse e morì.
Il testo della Torà, proprio nel primo verso della parashà, ci dice che Sara morì all'età di “cento anni, venti anni, sette anni” e non centoventisette anni come è consuetudine dire di ogni persona.