Di Marco Del Monte
“Il Signore benedisse Noè e i suoi figli, e disse loro: Prolificate, moltiplicatevi e riempite la terra” (Ber. 9,1).
Dopo il diluvio universale Hashem comanda a Noè, così come fece con Adam Harishon, di popolare nuovamente il mondo.
Il Chidà (Rabbì Chaym Yosef David Azulai) sul libro Devash Lefì ci propone una spiegazione molto profonda delle parole “Perù Urvù” (Prolificate e Moltiplicatevi). Il Chidà ci dice che il valore numerico di queste due parole è di 500. Secondo i Chachamim il corpo dell’uomo è costituito da 248 organi mentre il corpo della donna da 252 (vedi ad esempio il libro Petach haenaim ohalot), quindi la somma dell’unione dell’uomo con la donna dà come risultato proprio 500. Perciò i Chachamim ci dicono che la mitzvà della Perià VeRivià dovrebbe essere messa in pratica portando al mondo almeno un figlio ed una figlia, come completezza della parte maschile e femminile, ed in particolare il momento consigliato sarebbe lo Shabbat, ma i segreti e le simbologie legate a questa mitzvà sono molto profondi e non legati solo ad aspetti materiali. Un'altra spiegazione molto interessante legata al numero 500 come unione tra uomo e donna la ritroviamo proprio nella mitzvà dell’accensione delle candele di Shabbat. È scritto nel Talmud Bavli nel trattato di Shabbat 23 b: “Dissero che il motivo dell’accensione delle candele dello Shabbat è per portare Shalom Bait, cioè la pace nella casa”, ed in particolare si intende la pace tra i coniugi. Secondo l’halachà basterebbe accendere un solo lume, proprio per questo la Berachà che si recita è “Lehadlik Ner Shel Shabbat”, ma i chachamim ci hanno insegnato che per vari motivi, tra cui il duplice comando legato allo Shabbat di Shamor-Osserva e Zachor-Ricorda, accendiamo due candele.
Il valore numerico della parola “Ner”, Lume, è di 250, accendendo due candele ecco che arriviamo al numero di 500, esattamente come il numero della composizione delle membra maschili sommato a quelle femminili, in altre parole le candele di Shabbat rappresentano l’unione, la completezza e l’armonia degli aspetti maschili e femminili, non a caso si dice Shabbat Shalom, Shalom significa chiaramente Pace ma la sua radice si può leggere anche Shalem ovvero completezza. Nel Talmud Yerushalmi, masechet Shabbat perek bet halachà vav, Adam Harishon, che secondo il midrash nacque androgino, viene chiamato “Nerò shel olam” cioè il lume del mondo come è detto anche nel Mishlè (20,27): “Ner H” Nishmat Adam” cioè il Lume di Hashem è l’anima dell’essere umano; Adam può essere letto sia come essere umano sia come Adamo, quindi la frase si può anche leggere: “Il Lume di Hashem è l’Anima di Adamo”. Ed è questa una visione molto interessante legata ad una parashà che parla di distruzione e di ricostruzione, una ricostruzione che viene attraverso la pace, la colomba con il ramoscello d’ulivo, l’accensione di lumi di speranza e di berachà.
Con l’augurio di vedere sempre accese nelle nostre Neshamot le Nerot Shabbat!
Shabbat Shalom Umevorach