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Di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà si racconta la fine di un capitolo lungo e sostanzioso della storia del nostro popolo, iniziato con la storia di Abramo, fino alla discesa dei figli di Giacobbe in Egitto ed alla loro morte.
Nella parashà si narra della morte di Giacobbe e tutti gli episodi inerenti ad essa, compresa (parte fondamentale della parashà stessa), le benedizioni e le profezie per il loro futuro, che impartisce ai figli prima di morire.
Per ognuno dei propri figli, Giacobbe predice quello che sarà il loro agire nel corso del tempo e, soprattutto, quando costoro avranno dato il nome ad un territorio, sulla terra di Israele: quello delle Dodici Tribù.

Le parole più sconvolgenti, saranno quelli che Giacobbe rivolge ai due figli, Simeone e Levi;
“Simeone e Levi sono fratelli, le loro spade sono oggetti di violenza; la mia persona non entri nella loro riunione, non partecipare oh anima mia alla loro assemblea, poiché quando sono adirati uccidono uomini e quando sono calmi sgarrettano i buoi. Maledetta la loro ira che è violenta e il loro furore che è duro; li dividerò in Giacobbe e li sparpaglierò in Israele”.
Sono forse le parole più dure che Giacobbe abbia mai pronunciato in tutta la sua vita, soprattutto nei confronti dei propri figli.
Tutto si riferisce all’episodio di Dina, quando Simeone e Levi, fecero circoncidere colui che era innamorato della loro sorella, insieme al padre, re di Shechem e a tutto il popolo e poi, uccisero tutti in modo brutale, riprendendosi la loro sorella.
La maledizione di Giacobbe, si estende anche ai tempi molto successivi, in quanto né Simeone né Levi avranno territorio in Israele.
Mentre la tribù di Levi si riscatterà ai tempi di Mosè, in quanto non prenderà parte al fatto del “vitello d’oro” e si renderà partecipe nel giustiziare coloro che si erano macchiati di quella grave colpa, Simeone verrà totalmente inghiottito da tutto il resto del popolo.
La berachà che in seguito Mosè rivolgerà a tutto il popolo prima di morire, ha una somiglianza con quella di Giacobbe, in quanto si rivolgerà a tutte le Tribù, nominandole una ad una, ricordando anche quella di Levi e prendendola come esempio per il suo comportamento e per i suoi sacri incarichi (Cohanim e leviim), ma ometterà totalmente il nome di Simeone.
La parashà si conclude con la profezia che Giuseppe fa in punto di morte, che è quella che il Signore Iddio si ricorderà del Suo popolo, facendolo uscire dall’Egitto, dopo molti anni di schiavitù, verso la Terra che ha giurato di dare in retaggio ad Abramo, Isacco e Giacobbe.

Shabbat shalom