Di Moshè Marco Del Monte
Questo Shabbat inizieremo il libro di Devarim, il libro considerato un riepilogo di tutto il Pentateuco, proprio per questo viene chiamato anche Mishnè Torà, la ripetizione della Torà. La parola Mishnè può significare sia ripetizione che cambiamento, cerchiamo di capire il senso di questo nome, contestualizzandolo nel periodo in cui si colloca.
Di Marco Del Monte
Shabbat Chazon
La Parashà di Devarim si legge sempre prima del 9 di Av, data in cui furono distrutti entrambi i Tempi di Gerusalemme.
Di Marco Del Monte
Shabbat Chazon
Un uovo, un cibo semplice eppure carico di significati. Un cerchio che fa coincidere in ogni suo punto la fine e l’inizio o, meglio, la nascita o la rinascita nella morte.
Di Marco Del Monte
Il tempo delle parole
Il quinto libro della Torah si apre in modo sorprendente. Per quattro libri siamo abituati a leggere continuamente che “Hashem parlò a Moshe dicendo”. All'improvviso, però, l'inizio di Devarim cambia completamente prospettiva: “Queste sono le parole che Moshe pronunciò”.

Di Rav Alberto Sermoneta
"Elle ha devarim asher dibber Moshè el col Israel - questi sono i discorsi che rivolse Mosè ai figli di Israele": così inizia l'ultimo libro della Torà, un libro dedicato tutto a Mosè che, come un buon padre mette in guardia i propri figli sul comportamento da tenere nella terra di Israele.
Il Deuteronomio vuole essere un riepilogo di tutto il Pentateuco. In esso sono contenuti gli eventi più importanti dei quaranta anni trascorsi nel deserto; in particolar modo la parashà che leggeremo questo shabbat, contiene una lunga serie di ammonimenti che si addicono alla settimana che stiamo trascorrendo: quella che precede il digiuno del 9 di Av.

Di Rav Alberto Sermoneta
La parasha' di questo shabbat dà inizio al quinto ed ultimo libro della Torà, e ne prende appunto il nome. Il libro di Devarim è anche conosciuto con l'appellativo di "Mishne' Tora'" o dal greco Deuteronomio.
Nel libro sono contenuti una serie di discorsi che Mosè rivolge al popolo prima di accomiatarsi definitivamente.
Le raccomandazioni sono in funzione del comportamento, molte volte scorretto, che il popolo ha avuto durante i quaranta anni di permanenza nel deserto e sono fortemente legati alla Terra di Israele e alla vita su quella Terra.
Forse per questo motivo, questa parashà coincide sempre con il sabato che precede il digiuno di tishà' be av - il giorno più luttuoso della storia del nostro popolo.

Di Rav Alberto Sermoneta
SHABBAT CHAZON
Con la parashà di Devarim, questo shabbat inizieremo la lettura del quinto ed ultimo libro della Torà. Il libro è conosciuto anche con il nome di Deuteronomio o “Mishnè Torà” poiché in esso vengono riassunte le parti fondamentali della vita del popolo durante i quaranta anni di permanenza nel deserto.
Il libro contiene una serie di discorsi ammonitivi che Mosè rivolge al popolo, prima di lasciarlo definitivamente all’ingresso della Terra di Israele.
Questi discorsi sono molto duri, paragonabili a quelli di un padre che prima di morire si rivolge ai propri figli ammonendoli e rammentandogli i momenti in cui hanno avuto un cattivo comportamento, perseguendo una strada non buona.
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