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Di Rav Alberto Sermoneta

Bo el parò" con questo imperativo inizia la parashà.
Essa narra delle ultime tre piaghe, quelle che definitivamente hanno piegato l'Egitto e gli egiziani, portando così il faraone a liberare tutti gli ebrei indistintamente; racconta degli ordini impartiti da

D-o al popolo riguardo la preparazione per uscire dall'Egitto e l'uscita stessa, in modo da non essere mai considerata nella storia una fuga, ma un vero e proprio esodo con tutta la dignità dovuta a un popolo.


Di Rav Alberto Sermoneta

Con questa parashà la Torà ci narra tutte le regole inerenti la preparazione che gli ebrei dovevano fare, prima di abbandonare l’Egitto e mentre gli egiziani subivano le ultime tre piaghe, che li rendevano impotenti dinnanzi alla forza di D-o distruggendo definitivamente l’apparente divinità del faraone.
Se da una parte il popolo ebraico e il faraone erano presi dal vivere ciò che gli si presentava materialmente era per i primi la vittoria di essere finalmente liberi, dopo 430 anni di schiavitù, per il secondo la definitiva sconfitta davanti alla potenza divina, dall’altra però, entrambi avevano l’opportunità di imparare qualcosa di fondamentale dalle vicissitudini della vita.
Il popolo ebraico riceve l’ordine di imparare da questa esperienza e di trasmetterla ai propri figli; infatti, proprio in questa parashà, riceve l’ordine di dare ai propri figli una educazione ebraica, attraverso l’insegnamento e la trasmissione delle esperienze.

 


Di Rav Alberto Sermoneta

Con la parashà che leggeremo questo shabbat, si conclude, o almeno inizia la parte conclusiva del periodo di schiavitù dei Figli di Israele in Egitto.
Dopo aver narrato delle sette piaghe che colpiscono l’Egitto ed i suoi abitanti in modo abbastanza “sopportabile”, la Torà racconta in questa parashà, le ultime tre piaghe che mettono realmente e definitivamente in ginocchio l’Egitto e gli egiziani: le cavallette, le tenebre e la morte dei primogeniti che colpisce gli egiziani, dal primogenito dello schiavo fino a quello del faraone, tanto che il faraone, allo stremo delle forze è costretto ad esaudire la volontà di D-o, liberando il popolo ebraico.


Di Rav Alberto Sermoneta

Con la parashà di questa settimana, leggeremo le ultime tre piaghe che colpirono l’Egitto prima che il Faraone si decidesse a liberare finalmente il popolo ebraico dalla schiavitù. Nei brani che seguono, si legge in modo assai dettagliato, l’obbligo di ricordare questo evento che sconvolse il mondo dell’epoca, cioè l’uscita dall’Egitto; più volte troviamo scritto che non è tanto importante ricordare un evento quanto insegnarlo e narrarlo ai propri figli, ai propri scolari.Tutte le nostre ricorrenze sono basate sul ricordo; dallo Shabbat “zikkaron le ma’asè bereshit – in ricordo della creazione del mondo” fino alle feste di Pesach, Shavuot e Succot identificate come “feste nazionali ebraiche” in cui si fa sempre riferimento, come punto di partenza alla”jeziat mizraim - l’uscita dall’Egitto” e persino a quelle che sono le solennità di Rosh ha shanà e Kippur che hanno una identità Universale, in quanto in esse è l’Uomo che viene celebrato.


Di Rav Alberto Sermoneta

Nella spiegazione della parashà della scorsa settimana si parlava dell’educazione ebraica che ogni genitore ha il dovere di dare ai propri figli, istruendoli e facendoli crescere con l’amore per l’osservanza della Torà e delle sue mizvot.
Nella parashà che leggeremo questo shabbat, prima che il popolo esca dall’Egitto e si accinga ad assaporare il piacere della libertà come popolo, la Torà comanda loro alcune fra le mizvot più importanti che ci accompagnano ancora oggi, a distanza di circa tremila anni: la scansione del Tempo, il Korban Pesach con la celebrazione di quella festa e il dovere di indossare i Tefillin.


Di Rav Alberto Sermoneta

La Parashà che leggeremo sabato mattina racconta delle ultime tre piaghe che il Signore mandò sull'Egitto per far sì che il Faraone finalmente si decidesse a liberare il popolo di Israele dalla schiavitù.
La parte centrale della parashà narra quindi della preparazione del popolo ad uscire dall'Egitto nel momento stesso in cui si compie l'ultima e forse la più dura delle dieci piaghe: la morte dei primogeniti.
Mentre gli egiziani stanno per essere colpiti da questa potente piaga, che convince finalmente il Faraone a liberare gli Ebrei, questi si accingono a preparare una celebrazione che diviene poi un'istituzione millenaria del popolo ebraico, cioè la “cena del seder”.