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Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà di Itrò può essere considerata la parte fondamentale di tutta la Torà, poiché in essa si trova quello che può essere definito “il cuore” della Torà, cioè I Dieci Comandamenti.
Aseret ha Dibberot – le dieci parole, i dieci discorsi, in questo modo, sono conosciuti nel testo della Torà in ebraico e da esse, dipendono poi i concetti di tutte le mizvot che saranno comandate successivamente, quando, dopo la promulgazione sinaitica, Mosè salirà sul Monte Sinai a ricevere le Tavole di Pietra, insieme a tutti gli altri precetti.
Le tavole di pietra secondo la tradizione ebraica sono due, e contengono: nelle prime i comandamenti che riguardano il rapporto fra uomo e D-o; nelle seconde quelli che regolano il rapporto fra l’uomo e il suo prossimo.

Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà che leggeremo questo shabbat è considerata la più importante della Torà, poiché in essa sono contenuti gli “’Aseret ha dibberot – I Dieci Comandamenti”.Molte volte si è cercato di dare molteplici interpretazioni ad essi, dicendo che hanno un valore universale e che riguardano tutta l’umanità.C’è un’interpretazione invece, dello Zohar, il libro dello “Splendore”, interpretazione esegetica di carattere mistico, che spiegando il primo dei Dieci Comandamenti, ci insegna un qualcosa di molto più profondo.


Di Rav Alberto Sermoneta

Con il racconto della Promulgazione del Decalogo, contenuto in questa parashà, i figli di Israele si accingono definitivamente a stipulare un Patto, una alleanza fra loro e D-o e a diventare popolo.
Una alleanza che li porterà ad essere considerati dal Signore stesso “mamlechet kohanim ve goi kadosh” “reame di sacerdoti e popolo santo” a condizione che il patto stesso sia rispettato.

È una alleanza che nel corso dei secoli è costata cara al popolo ebraico, all’insegna delle persecuzioni da parte di tanti altri popoli contemporanei e posteriori alla sua nascita, che hanno usato il termine “popolo eletto” per denigrare sempre di più il nostro operato e per apportare stragi e dolori.


Di Rav Alberto Sermoneta

Molte volte ci siamo chiesti come mai una parashà così importante come quella che leggeremo shabbat, inizia con il nome di un non ebreo, tanto più, come sottolinea il testo: Cohen Midian”
sacerdote di Midian, e tutti sappiamo bene che le nazioni dell'epoca avevano una cultura politeista.
Itrò, (la cui figlia divenne moglie di Moshè che per questo più volte oggetto di critica), ha delle capacità di comprensione particolarmente elevate.
Molti commentatori biblici sostengono che, oltre ad essere un sacerdote di un culto pagano era anche uno studioso di altre religioni esistenti all'epoca.
Il popolo ebraico, in quel preciso momento, aveva sicuramente fatto notizia, a causa della sua clamorosa uscita dall'Egitto, ma soprattutto per il miracoloso attraversamento del Mar Rosso all'asciutto, vedendo così la morte della gran parte dell'esercito egiziano.