Di Marco Del Monte
“Shal Naalecha meal raglecha-Togliti i sandali dai piedi” (Es 3,5)
Nel momento in cui Hashem incontra Moshè troviamo una richiesta singolare: “Togliti i sandali dai piedi”.
Perché mai questa richiesta? Perché era importante “togliersi le scarpe” per entrare in contato con Hashem e soprattutto diventare colui che sarà a capo del popolo d’Israel?
Secondo la mistica la parte più bassa dell’anima, è quella che si riveste del corpo; potremmo dare un’immagine a questa dinamica, ed è proprio l’immagine del piede, la parte più bassa del corpo nel momento in cui entra nella scarpa. Nell’interpretazione dei sogni, sognare l’atto di togliere la scarpa, potrebbe significare il distacco dell’anima da un corpo (oggi i sogni non hanno quasi più significato, quindi ci si rivolga ad un Rav che probabilmente gli dirà che: Halomot Shav Yedaberù-I sogni dicono cose vane).
Mi sembra interessante, in ogni caso, mantenere la simbologia: Togliere la scarpa significa andare oltre i confini materiali, oltre i confini del corpo, oltre i confini naturali. In altre parole Moshè avrebbe dovuto capire da questo gesto che si sarebbero sviluppate dinamiche sovrannaturali in questa missione.
Dal punto di vista strettamente testuale la frase “Shal Naalecha meal raglecha” può essere letta in forma differente, infatti Shal Naalecha, può significare togli ciò che ti chiude, “naal” significa scarpa ma significa anche chiusura; Raglecha può significare sia “i tuoi piedi” sia le “tue abitudini”. Quindi la frase può essere letta come “togli tutte le tue chiusure, i tuoi limiti dalle tue abitudini” vai oltre, Haipalè MeHashem Davar? Può forse esserci qualcosa che Hashem non possa fare? la risposta è ovvia.
In questo momento però Moshè sta prendendo anche l’incarico di essere il responsabile di tutto il popolo, in questo senso Hashem, probabilmente, sta dicendo a Moshè che per creare coesione in un gruppo, per prendersi cura di altre persone, bisogna “togliersi le proprie scarpe” e nel momento in cui si ascoltano le persone, bisognerebbe immaginarsi di camminare con le scarpe di chi si ha di fronte, togli le “tue” scarpe.
Quante volte si giudica un fatto che appartiene ad un'altra persona interpretandolo con i propri schemi mentali, quante incomprensioni nascono da questo. Per avvicinarsi ad un altro si dovrebbe togliere ogni sorta di “egocentrismo mentale”, individualismo, creando così una situazione di vera empatia. Chi è pieno di sé non ha posto per accogliere anche l’altro. Forse questo dovremmo imparare dall’episodio di Moshè, imparare sia come si indossano le scarpe sia come si tolgono, ed iniziare ad imparare a camminare, non a caso la legge ebraica si chiama Halachà, che significa Cammino.
Buon Percorso a tutti!
Shabbat Shalom