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Comunità Ebraica di Bologna Kehillah di Bologna

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VA-JAKHEL (26 febbraio 2011)


Di Rav Alberto Sermoneta

“Va - jakel Moshè et kol 'adat benè Israel” “...e Mosè radunò tutta la congregazione dei figli di Israel”

 

Va-jakkel e 'adat Sono due i termini con cui si apre la parashà che leggeremo sabato mattina.

La radice da cui deriva questo termine va-jakkel è la stessa da cui deriva il termine kahal che viene usato per definire una Comunità ebraica kehillà;

l'altro termine, 'adat viene usato per definire una riunione particolare che vede insieme, uomini – donne e bambini e viene solitamente tradotto con sacra radunanza.

Dall'insieme di queste due parole possiamo dedurre che questa parashà venne dettata in un particolare momento storico.

Infatti viene riferito tutto il lavoro svolto nella costruzione del Mishkan, il Tabernacolo mobile del deserto, opera di grande ingegno che avrebbe accompagnato la vita cultuale del popolo fino alla costruzione definitiva del Tempio di Gerusalemme ad opera del re Salomone.

Il Mishkan è un'opera così importante che la torà gli dedica cinque parashot, ma soprattutto, c'è da notare che ogni volta in cui si parla del Tabernacolo, il Signore fa subito riferimento all’osservanza dello shabbat.

Come è avvenuto nella parashà della scorsa settimana – ki tissà  - anche nella parashà di va – jakkel, la Torà torna a ribadire l'obbligo dell'osservanza dello shabbat, sottolineando addirittura qualcosa di sconvolgente:

“col ha 'osè bo melakhà jumat” “...chiunque svolga qualsiasi opera in esso morirà” è quindi prevista per la sua profanazione la morte!

“lo teva'arù esh bekhol moshevotekhem be jom ha shabbat” “ non accenderete fuoco nelle vostre abitazioni ne giorno di shabbat”

“..si comincia sempre così e si finisce per fumare di shabbat” raccontava una famosa barzelletta in cui un marito ortodosso, trovò in fragrante sua moglie che lo tradiva con un altro uomo.

Questo ci insegna che, se l'adulterio è considerata una gravissima colpa, quella di accendere il fuoco di shabbat, è ancora più grave.

Sostengono i Maestri che se è grave accendere il fuoco di shabbat  per cucinare, fumare è considerato le hakhis ossia, un qualcosa che viene fatto per sfregio nei confronti del Signore, in quanto oltre a profanare lo shabbat, con la trasgressione peggiore, quella di accendere il fuoco,

lo si vuole sfidare, accendendolo anche per uno scopo ancor più negativo, quello di procurarsi del male alla propria persona fisica.

Se pensiamo che per dettare una regola del genere, il Signore ha convocato tutta la “sacra radunanza” del popolo, possiamo comprenderne l'importanza e la sua grandezza.

“LO TEVA'ARU' ESH BEKHOL MOSHEVOTEKHEM BEJOM HA SHABBAT!”

“NON ACCENDERETE FUOCO NELLE VOSTRE ABITAZIONI E NEI VOSTRI LUOGHI NEL GIORNO DELLO SHABBAT”

Shabbat shalom