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Comunità Ebraica di Bologna Kehillah di Bologna

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PEKUDE' (5 marzo 2011)


Di Rav Alberto Sermoneta

“Elle pekudè ha mishkan….” “ Questo è il computo della costruzione del Mishkan“

Con questa parashà si conclude il libro di Shemot, il secondo libro della Torà ma si conclude anche il racconto della costruzione del Tabernacolo del deserto.

Come un buon tesoriere Mosè, ad opera conclusa, mostra a tutto il popolo, l’elenco delle spese e tutte le voci necessarie per la sua costruzione.

Nello Shulchan ‘Arukh è scritto che, quando ad un uomo viene dato dalla Comunità l’incarico di tesoriere, nessuno ha il diritto di indagare sulla sua opera, tanto meno sulle spese da lui affrontate.

Questo perché, una volta che la Comunità lo ha nominato tale, dandogli quell’incarico degno di fiducia, nessuno può più dubitare del suo operato.

Se ciò è previsto per qualsiasi ebreo, perché Mosè che è considerato il più grande Maestro del nostro popolo, ha riferito l’estratto conto dei lavori?

Tanto più che Mosè era stato definito dal Signore “‘eved neeman” – servo degno della fiducia divina.

Sempre nello Shulkhan ‘Arukh è detto che “nessun uomo è pulito,davanti al dubbio degli altri” cioè, se c’è qualcuno che dubita di lui, nessun altro se non lui può dimostrargli la sua onestà.

Per quanto riguarda Mosè, è scritto “….e guardavano dietro Mosè”: il midrash nel commentare questo verso spiega che quando Mosè girava le spalle al popolo, vi era qualcuno che sosteneva, portando così malcontento fra la gente, che tutto ciò che apparteneva a Mosè, lui lo aveva fatto con il denaro del popolo.

E’ per ciò che il Signore allora, gli comanda di fare al popolo il resoconto delle spese e dei lavori sostenuti per l’opera del Mishkan.

Con questo shabbat, inizia quella serie di quattro sabati chiamati “mejuchadot – segnalati”, cioè che si susseguono fino ad arrivare all’inizio del mese di Nissan, durante il quale cade la festa di Pesach.

Esso è conosciuto con il nome di Shabbat Shekalim e cade l’ultimo sabato prima del Rosh chodesh Adar (nel caso di quest’anno Adar II).

Nel brano che leggeremo nel secondo sefer (Esodo 30 vv. 11 – 16) viene narrato il censimento del popolo di Israele, momento in cui viene comandato ad ogni uomo, di offrire mezzo siclo d’argento, come mezzo di espiazione per essi.

L’offerta del mezzo siclo, oltre che come mezzo di censimento serviva anche ad acquistare gli animali necessari alle offerte sacrificali nel Tempio.

Lo si faceva all’inizio dell’ultimo mese dell’anno – Adar – prima che iniziasse il mese di Nissan, mese che oltre ad essere il primo dell’anno, era anche quello in cui cadeva la festa di Pesach.

C’è da notare che, ogni volta in cui si parla di censimento, la Tora usa il termine “alzare la testa” nel caso in questione “ki tissà et rosh benè Israel” (tradotto letteralmente “ quando alzerai le teste dei figli di Israele); altre volte, nel libro di Bemidbar troviamo scritto: “ nasò et rosh benè Israel” “ alza le teste dei figli di Israele” ecc.

Questo ci insegna che il censimento in generale può avere un valore riduttivo, un numero ha sempre la caratteristica di circoscrivere una certa quantità.

Il popolo di Israele, ce lo dice già la Torà ma è un dato di fatto, che è il popolo tra i meno numerosi della terra.

Quindi il sapere con certezza la quantità dei suoi componenti, potrebbe rattristarci; la Torà invece, sostenendo che è proibito contare gli Ebrei (è per questo che si usa un mezzo siclo o offrire un animale a capo famiglia), ci insegna che il numero di persone che compongono il nostro popolo, ha valore secondario ed è per questo che ci impone di andare a testa alta, considerando invece la qualità di esso e l’insegnamento che il popolo di Israele deve dare agli altri popoli.

Shabbat shalom e chodesh tov