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Di Rav Alberto Sermoneta

Inizia ad attuarsi la promessa che D-o fa a Mosè dal roveto ardente ed in cui assicura che gli ebrei verranno liberati dall'Egitto con "mano forte e braccio disteso".
Dopo il primo incontro con Mosè il faraone si era rifiutato di liberare gli ebrei. Inizia così un susseguirsi di punizioni divine che si abbattono su tutto l'Egitto e che porteranno alla liberazione degli ebrei.
Nella parashà vengono narrate le prime sette delle dieci piaghe che il Signore scaglia contro chi si ostina a negare la libertà ad altri uomini.
Nella Torà in generale ed in particolare nelle parashot che leggeremo in queste settimane viene esaltato il grande valore della libertà; concetto che oltre a essere religioso si estende anche ai valori sociali e al rapporto fra l'Uomo e il suo simile.


Di Rav Alberto Sermoneta

"E apparsi ad Abramo, Isacco e Giacobbe con il nome El Shaddai (D-o onnipotente)....."
Il Signore, rivelando a Mosè e al popolo il Tetragramma, gli manifesta una forma di affetto e confidenza che non ha dimostrato ai tre Patriarchi.
Molte volte diciamo che D-o nutre immenso affetto e ricordo per i Padri del nostro popolo ma, trattandosiin questo caso dell'intero popolo di Israele, chiaramente ha più valore dei singoli tre personaggi.
Da ciò si impara che la forza del popolo all'unisono, va oltre la potenza divina.
Infatti, i Maestri della Cabbalà sostengono che nel Quadrilittero, sia contenuta la "Middat ha rachamim -l'attributo della misericordia divina".


Di Rav Alberto Sermoneta


Vaidabber Elohim el Moshè va jomer elav anì A’ – e parlò D-o a Mosè dicendogli io sono il Signore”
E’ un modo molto lontano dall’usualità quello di iniziare un brano di Torà in questo modo!
Nella parashà di Shemot, che abbiamo letto la settimana scorsa, il Signore ha rivelato a Mosè il Suo nome.
Un nome diverso da quello con cui si era abituati a conoscerLo ai tempi dei Patriarchi; un nome che basa la sua radice nell’essenza del verbo essere, alla forma infinita.

Di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà di questa settimana leggeremo le prime sette piaghe che il Signore mandò contro l’Egitto, per convincere il Faraone a liberare il popolo ebraico dalla schiavitù.C’è da notare una cosa interessante a proposito della prima piaga:Mosè ed Aronne, si presentano al Faraone per annunciargli che se non avesse liberato il popolo ebraico, il Signore avrebbe tramutato in sangue il fiume Nilo e tutte le altre sorgenti d’acqua.
La cosa curiosa è che D-o dice a Mosè e ad Aronne di recarsi sul far del mattino dal Faraone, perché sta uscendo dall’acqua, mentre il lettore è abituato ad immaginarsi che i due si fossero presentati al Faraone, nella sala del trono, ad una certa ora del giorno e, magari, al cospetto dei suoi sudditi.


Di Rav Alberto Sermoneta

Con questa parashà la Torà, conferma la volontà divina di far uscire i Figli di Israele dall’Egitto, cosa che era stata già profetizzata ad Abramo nel Berit ben ha betarim e ribadita a Mosè nella visione del roveto ardente.
Quindi, come preannunciato da D-o a Mosè e quindi da costui al Faraone, iniziano le dieci piaghe (in questa parashà leggiamo le prime tre), che colpiranno l’Egitto, fino a far in modo che il Faraone riconosca l’intervento del D-o di Israele e liberi costoro dalla schiavitù.


Di Rav Alberto Sermoneta


Con la parashà di Va erà che leggeremo il prossimo sabato, la Torà ci narra tutte le peripezie di Mosè e di suo fratello Aharon nel recarsi dal Faraone a chiedergli di liberare i figli di Israele dalla schiavitù, proprio come aveva comandato D-o a Mosè, nell'episodio del “roveto ardente” che abbiamo letto nella parashà di sabato scorso.
La parte fondamentale della parashà di va erà, sono le piaghe che colpiscono l'Egitto, come predetto da D-o a Mosè, perché il Faraone, nonostante le richieste di liberare gli Ebrei dalla schiavitù, si ostina a non voler riconoscere la potenza del D-o di Israele.