Di Marco Del Monte
Tratto da una lezione di Rav Yona Metzgher (Shalit”a)
“Amerai il tuo prossimo come te stesso Io sono il Signore” (Lev 19,18)
E’ scritto nel Talmud nel trattato di Pesachim 75a: “Dice Rav Nachman che così dice il verso: Amerai il tuo prossimo come te stesso significa sceglierai per lui una buona morte”.
Ad una prima lettura il verso sembra inquietante: si parla del caso dell’applicazione della pena di morte e di come scegliere la più “benevola”. Come sappiamo la Torà ha sempre significati profondi, nascosti, che rappresentano sempre messaggi di vita, come è detto “Torat Chaym”, la Torà è Vita! Quindi come interpretare questo verso in rapporto all’amore del prossimo?
Per capire questo messaggio bisogna leggere un altro passo del Talmud in Masechet Shabbat pag 31,a, dove si tratta del famoso racconto di quel Gentile che si rivolse a Bet Shammay e poi a Bet Hillel. Questo Gentile voleva convertirsi ed imparare tutta la Torà “al reghel achat” cioè nel tempo che stava in piedi su di una gamba. Dopo che Bet Shammay lo congedò si rivolse a Bet Hillel il quale gli disse: “Ama il tuo prossimo come te stesso, va e studia, tutto il resto è commento”. In questo insegnamento si nasconde un principio di Kabbalah molto profondo. Ari Hakadosh Z”ZL ci dice nei suoi scritti (Shaar Haghilgulim, la porta delle reincarnazioni) che una persona che non compie una delle Mitzvot deve necessariamente tornare in questo mondo, attraverso un Ghilgul, una reincarnazione, per completarle. Ogni volta si segue lo stesso meccanismo e ciò potrebbe causare il fatto di dover tornare più e più volte in questo mondo. Cosa si cela dietro alla frase “Imparare la Torà nel tempo che si sta su di una gamba”? Impariamo dall’asina di Bilam che il termine che usa, “Shalosh Regalim” cioè “tre gambe”, deve essere letto come “tre volte”. Quindi il termine “gamba” significa “volta”. Il Gentile sta in realtà chiedendo a Bet Hillel: “Come faccio ad adempiere a tutta la Torà in un'unica volta”, cioè in una sola vita senza dover tornare costantemente in questo mondo? Bet Hillel risponde “Ama il tuo Prossimo come te stesso”. Spiegano i Chachamim che esiste un principio che afferma che “Am Israel Arevim Ze La Ze”, cioè il popolo d’Israel è garante l’uno per l’altro, ovvero quando si ama il nostro prossimo sentendolo come sé stesso, anche le mitzvot che non possono essere compiute personalmente ma che compie un'altra persona possono essere messe “in comune” ed essere considerate come facenti parte del nostro repertorio spirituale. Ecco, quindi, che il Talmud di Pesachim citato sopra ci sta in realtà dicendo che l’amare il prossimo ci preserva dal giudizio della reincarnazione essendo possibile completare le Mitzvot in un'unica volta, cioè in un'unica vita, mettendo in comune le potenzialità di tutto il popolo d’Israel.
Quindi l’unione fa la forza, di conseguenza: “Tutti per uno e uno per tutti”!
Shabbat Shalom Umevorach