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Di Rav Alberto Sermoneta


Questo prossimo sabato, celebreremo l’ultimo dei quattro sabati chiamati “shabbatot mejuchadot” ossia “sabati segnalati” quei sabati che precedono la festa di Pesach e che iniziano ad essere celebrati dal capomese di Adar.
Shabbat ha chodesh- il sabato del mese, così è chiamato questo sabato è il sabato che precede il capo mese di Nissan, ossia il mese in cui cade la festa di Pesach.

Nel brano che leggeremo nel secondo sefer (in quanto nei sabati segnalati vengono estratti e letti due sefarim), vengono descritti i preparativi per l’uscita dall’Egitto, comandati da D-o al popolo di Israele, che doveva apprestarsi ad attuare, mentre gli egiziani venivano puniti dall’ultima piaga, ossia la morte dei primogeniti.
Nel brano di Tora’ in questione: Esodo cap. 12 vv. 1-20, sono comandate le regole per la celebrazione della cena pasquale che gli Ebrei dovranno celebrare da lì all’eternità.
Infatti la Pasqua celebrata in Egitto. “pesach mizraim” in cui gli Ebrei si accingevano a lasciare l’Egitto e finalmente a diventare popolo libero, è diversa dalla “Pesaci dorot” ossia quella pasqua che verrà celebrata nelle generazioni successive in stato di assoluta libertà.
Uno degli obblighi che noi Ebrei abbiamo durante la celebrazione del “seder” - la cena pasquale celebrata secondo un preciso cerimoniale dettato dalla Torà prima e dalla Mishnà in seguito - è quello di stare in alcuni momenti della cena, appoggiati con il gomito sinistro sul tavolo in segno di libertà.
Ciò avviene in contrapposizione a ciò che è detto a proposito dell’uscita dall’Egitto e nella cena che la precedeva, di mangiare l’agnello con le azzime e le erbe amare, pronti per uscire al momento opportuno Il testo dice:
“… i vostri lombi saranno cinti, le vostre scarpe ai vostri piedi ed il vostro bastone nelle vostre mani, lo mangerete in fretta, è Pesach per il Signore”.
Uno dei cibi che noi mangiamo durante la cena del Seder è l’uovo: esso ha più significati per la tradizione ebraica e anche durante il corso dell’anno; esso simboleggia la vita, a causa della sua forma tondeggiante, in quanto la vita non ha un inizio ed una fine ma è fatta a cicli.
L’uovo viene, secondo vari usi, mangiato anche in occasione di una nascita o di una morte, a Pesach noi lo mangiamo in occasione della nascita del nuovo popolo ( il popolo ebraico che abbandona definitivamente la schiavitù è come se tornasse alla vita), ma anche in forma di lutto per la morte dei primogeniti egiziani.
Secondo un’altra interpretazione, l’uovo simboleggia il “korban chaghigà” ossia il sacrificio festivo che veniva offerto nel Tempio di Gerusalemme.
Un midrash racconta che fu chiesto ad un maestro il motivo perché gli Ebrei, durante la festa di Pesach, mangiano l’uovo ed egli rispose che l’uovo è diverso da tutti gli altri cibi.
Infatti mentre gli altri cibi più tempo sono tenuti sul fuoco a cuocere, più diventano morbidi e teneri, per l’uovo avviene esattamente l’opposto, cioè più tempo passa sul fuoco più diventa duro.
La stessa cosa avviene per il popolo ebraico: mentre tutti i popoli più sono sottoposti a persecuzioni, più c’è la possibilità che perdano le loro tradizioni e quindi scompaiano, il popolo ebraico più viene perseguitato più si ostina a mantenere le sue tradizioni e a rafforzarsi.