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Di Rav Alberto Sermoneta

“….Ecco Io sto inviando a voi il profeta Elia prima del giorno del Signore grande e terribile”

Con queste parole si conclude il brano profetico (haftarà) che leggeremo sabato mattina, quel sabato che precede la festa di pesach e che a differenza di tutti i sabati dell’anno prende il nome da una delle ultime parole della haftarà stessa.
I Maestri del popolo ebraico, soprattutto coloro che si occupano di grammatica, fanno notare che la parola shabbat è femminile per cui il suo attributo dovrebbe essere al femminile ghedolà e non gadol.


Di Rav Alberto Sermoneta
Questa settimana leggeremo due parashot, in cui vengono analizzati i comportamenti degli uomini e delle donne in mezzo al popolo di Israele.
Se nelle scorse parashot, la Torà comanda ai Sacerdoti il comportamento che debbono tenere presso il Bet ha Mikdash e, anche nella parashà della prossima settimana si soffermerà sui dettagli della vita privata di costoro, con queste due parashot, la Torà si addentra nei dettagli della vita privata del popolo stesso.
In gran parte di esse, la Torà si occupa di alcune malattie che colpivano sia gli uomini che le loro abitazioni; la motivazione di tali epidemie ed il rimedio per la guarigione.


Di Rav Alberto Sermoneta

Questo shabbat leggeremo due parashot, quella di tazri’a e quella di mezzorà; entrambe narrano della problematica della lebbra, malattia misteriosa che capitava all’uomo, dopo aver avuto un atteggiamento scorretto, nei confronti del suo prossimo, che lo rendeva non idoneo ad avvicinarsi alle cose sacre e che poteva abbattersi anche sui muri delle case.E’ una problematica lunga e complessa e all’epoca, era richiesta l’esclusiva competenza del Sommo Sacerdote, il quale era l’unico esperto a dichiarare una persona o una casa, colpita dalla lebbra.All’inizio della parashà di tazri’a, però si parla in pochissimi versi della nascita di un bambino o di una bambina e del periodo considerato impuro per la madre.


Di Rav Alberto Sermoneta

“Questa è la legge della metzorà” .
Molti traduttori usano la parola “lebbra” , una malattia molto contagiosa, che colpisce ogni parte esterna del corpo umano, per tradurre questo termine.
Altri commentatori invece, vedono nella parola “metzorà” l’anagramma della frase
“ha motzì shem ra’” ossia “colui che fa uscire dalla sua bocca un cattivo nome”: in altre parole “colui che parla male degli altri”.
Mi riferisco alla “lashon harà”- la maldicenza- che può essere considerata a tutti gli effetti una grave malattia: molto contagiosa e pericolosa, in quanto ha la forza di distruggere completamente, sia coloro che ne sono oggetto, sia coloro che la fanno, la ascoltano e la riportano.


Di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà di questa settimana la Torà ci comanda di osservare una serie di regole complesse e rigorose per essere considerati in ogni forma mamlekhet cohanim – reame di sacerdoti.
Tali regole servono a distinguerci dalle altre popolazioni ed a far si che il nostro comportamento sia esemplare in ogni momento della nostra vita.
Nella parashà della scorsa settimana, la Torà ci ha insegnato le regole che servono a distinguerci a tavola ed a far si che il nostro modo di mangiare, anche se considerato un atto del tutto materiale, sia invece un modo per purificarsi delle proprie colpe.
La prima cosa che la Torà comanda di seguire nella parashà di questa settiamana oltre alle regole sulla gravidanza, è quella sulla milà: “u vajom ha sheminì immol bessar ‘orlatò” “….e all’ottavo giorno verrà circoncisa la carne del suo prepuzio”.


Di Rav Alberto Sermoneta

Già dallo scorso shabbat, sabato che segue la festa di Pesach e per sei sabati consecutivi, ci accingiamo a leggere i “pirkè avot”.
Essi sono una serie di sei capitoli della Mishnà e precisamente del trattato di Avot che si trova alla fine dell'”Ordine dei Danni”.
La Mishnà è divisa in sei ordini ed ogni ordine in trattato; ogni trattato – massekhet- è a sua volta suddiviso in perakim-capitoli- ed è per questo che il trattato in questione conosciuto dalla Mishnà come “massekhet avot” “trattato dei padri, viene anche chiamato “pirkè avot- capitoli dei padri e meglio conosciuto come “Le massime dei padri”.


Di Rav Alberto Sermoneta


Questo prossimo sabato, celebreremo l’ultimo dei quattro sabati chiamati “shabbatot mejuchadot” ossia “sabati segnalati” quei sabati che precedono la festa di Pesach e che iniziano ad essere celebrati dal capomese di Adar.
Shabbat ha chodesh- il sabato del mese, così è chiamato questo sabato è il sabato che precede il capo mese di Nissan, ossia il mese in cui cade la festa di Pesach.