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Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà che leggeremo questo shabbat, nella sua parte centrale, narra dell’episodio che va sotto il nome di “ma’asè ha ‘eghel – il fatto del vitello” ossia il vitello d’oro. Nel lungo brano della tefillà che Mosè rivolge al Signore, intercedendo per il popolo, possiamo notare tutta la grandezza di quest’uomo e l’amore che nutre per il suo popolo, nonostante la grave colpa di idolatria di cui esso si era macchiato.
La figura dello zaddik, spicca in Mosè proprio quando il Signore gli comunica che da quel momento, non guiderà più il popolo nella terra di Israele, ma manderà un suo messaggero.


Di Rav Alberto Sermoneta

All’inizio della drammatica parashà in cui viene narrato l’episodio del “vitello d’oro” e le punizioni per tutti coloro che si sono macchiati di quella grave colpa, la Torà torna a ripetere tutte le regole della costruzione del Mishkan.
Oltre alle regole teoriche, il Signore indica anche coloro che saranno il braccio e la mente per la sua costruzione: Bezzalel e Aoliav.
Finita la spiegazione, la Torà si sofferma a dettare nuovamente le regole per l’osservanza dello Shabbat: “ve shamerù benè Israel et ha shabbat la’asot et ha shabbat ledorotam berit ‘olam” “….e osserveranno i figli di Israele lo Shabbat per metterlo in pratica nelle loro generazioni, come patto eterno” ( è questa la quarta volta in cui si comandano le regole per la “shemirat shabbat - l’osservanza dello shabbat”) e ancora una volta, troveremo la mizvà della shemirat shabbat, nella parashà della prossima settimana.


Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà di Ki Tissà, tratta nella maggior parte di essa, dell'episodio che va sotto il nome di “vitello d'oro” episodio che avviene nel momento in cui, Mosè salito sul Monte Sinai a ricevere la Torà, si assenta per quaranta giorni e quaranta notti.
La differenza del tempo di assenza di Mosè, dal tempo stabilito è soltanto, secondo l'opinione di Rashì, di sei ore; per queste sei ore il popolo perde la fiducia e la speranza di rivedere il loro Maestro e di riaverlo come guida del popolo.

E' per questo motivo che, rivolgendosi ad Aronne, chiede di costruire un idolo, che potesse:
“sostituire l'uomo Mosè, perché di lui non sappiamo che cosa gli sia accaduto”.
E' questo un atteggiamento molto strano da parte del popolo, il quale attribuirà in seguito un'identità divina all'idolo, fatto dello stesso materiale – oro, che essi stessi avevano portato via dall'Egitto, quando ne erano usciti.