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Di Rav Alberto Sermoneta

"Emor el ha cohanim bené Aharon – Dì ai Sacerdoti figli di Aaron ".Molti si chiedono il motivo per cui la Torà più volte si esprime con " dabber - parla" e in questo caso con "emor - dì".


Di Rav Alberto Sermoneta

Dopo aver trattato lungamente del modo di vita e della disciplina che il popolo ebraico deve tenere nel corso della sua vita sulla Terra di Israele, la Torà, si rivolge a coloro che avevano il compito di amministrare la vita ebraica: i Cohanim – i Sacerdoti.
Essi, essendo delle guide, come tra l’altro i Re ( la Torà descriverà in seguito del loro comportamento), dovevano mantenere un comportamento esemplare in mezzo al popolo, sia sotto il profilo morale che fisico.
Sono infatti descritte tutte le condizioni fisiche che i cohanim dovevano avere per essere idonei al loro speciale compito.Ci si domanda il motivo di queste caratteristiche così particolari: ad esempio non dovevano essere gobbi, né avere malattie agli occhi, né i calli alle mani oltre ad osservare una rigida disciplina morale.

Di Rav Alberto Sermoneta

Dopo aver trattato lungamente dello stile di vita e della disciplina che il popolo ebraico deve tenere nel corso della sua vita in Eretz Israel, la Torà, si rivolge ai Cohanim che avevano il compito di amministrare la vita ebraica.
Questi, essendo i capi del popolo, come tra l’altro i Re , che la Torà descriverà in seguito rispetto al loro atteggiamento, dovevano mantenere un comportamento esemplare in mezzo al popolo, sia dal punto di vista morale che fisico.


Di Rav Alberto Sermoneta


"Va jomer À el Moshè emor el ha cohanim benè Aharon - E parlò il Signore a Mosè, parla ai sacerdoti figli di Aharon"
Questa parashà è rivolta completamente ai Sacerdoti che dedicavano il loro "lavoro" al culto del Tempio.
Se il popolo ebraico è kadosh - distinto fra i popoli, i Cohanim sono kedoshim - distinti, in mezzo al popolo stesso.
La loro vita doveva essere esemplare e, completamente dedita al culto dei sacrifici.
Non potevano svolgere nessun altro lavoro e per questo erano ashirim-ricchi di famiglia.
Facendo attenzione alle prime parole della parashà, si nota il modo inconsueto dell'uso del verbo parlare.
Infatti nelle altre parashot della Torà, viene usato quasi sempre il verbo ledabber (dire) come una forma di imperativo: il maestro che si rivolge agli scolari.
Il Signore dice a Mosè di dire al popolo.
In questa parashà invece, viene usato il verbo lemor-parlare (quasi sussurrando) ad una casta importante.
Mosè, più giovane di Aharon suo fratello, ha però il compito divino di insegnargli quelle regole minuziose, riguardanti la casta sacerdotale e per questo, trova imbarazzo a mettersi in cattedra, nei suoi confronti.


Di Rav Alberto Sermoneta

Nella parashà che leggeremo questo shabbat, la Torà si occupa principalmente del comportamento in modo dettagliato che, sia i Cohanim semplici, sia il Cohen gadol dovevano avere nella loro vita, sia nei confronti del popolo che nei confronti di se stessi.Se il popolo è considerato “mamlekhet cohanim – reame di Sacerdoti” e per questo che ha ricevuto la Torà e le mizvot, così i Sacerdoti del popolo hanno delle regole minuziose e rigorose da rispettare, per essere da esempio in mezzo al popolo.I sacerdoti, i Cohanim, erano considerati dei punti di riferimento del popolo. Erano i maestri e l’esempio da seguire e il Cohen gadol ne era la massima rappresentanza: il “Cohen ha gadol me echav-il Sacerdote più grande fra i suoi fratelli”, era colui che veniva prescelto, per la sua età, per la sua importanza, ma soprattutto anche per la sua saggezza.


Di Rav Alberto Sermoneta

Dopo aver trattato lungamente del modo di vita e della disciplina che il popolo ebraico deve tenere nel corso della sua vita sulla Terra di Israele, la Torà, in questa parashà si rivolge a coloro che avevano il compito di amministrare la vita ebraica di essi: i Cohanim – i Sacerdoti.
Essi, essendo i capi del popolo, come tra l’altro i Re (la Torà descriverà in seguito del loro comportamento), dovevano mantenere un atteggiamento comportamentale esemplare in mezzo al popolo, sia morale che fisico.
La Torà, proprio nella parashà di Emor, descrive tutte le condizioni fisiche che i cohanim dovevano avere o non avere per essere idonei al loro speciale compito.