Vai al contenuto principale
Comunità Ebraica di Bologna Kehillah di Bologna

Seleziona la tua lingua

Vajezze (25 novembre 2023)

Di Marco Del Monte

“Egli fece un Sogno: ecco, una scala era poggiata a terra mentre la sua cima giungeva al cielo”.

Nella Ghemarà di Masechet Berachot pagina 3a, si parla della struttura del tempo della notte e si discute se sia suddivisa in tre o quattro tempi chiamati veglie.

Nella Ghemarà si sostiene che esista una corrispondenza di quello che succede in questo mondo, con i mondi superiori, così come indicato dal simbolo della scala di Giacobbe dove la sua base è in terra, in questo mondo, e la sua cima raggiunge il cielo, i mondi superiori, come è riportato anche nella Ghemarà: “Rabbi Eliezer sostiene che la notte consiste di tre veglie, e impiega questo particolare linguaggio delle veglie per insegnarci: Ci sono veglie in cielo e ci sono veglie sulla terra; come la nostra notte è divisa in veglie, così lo è anche la notte nei mondi superiori”

La Ghemarà spiega che per capire ciò che succede nei mondi superiori Kadosh Baruch Hu manda dei segni in questo mondo la cui decodificazione rappresenta e manifesta le dinamiche del cielo. In particolare, il Talmud elenca delle dinamiche che rappresentano i passaggi tra le veglie: “E i segni del passaggio tra ciascuno di queste veglie nel mondo superiore possono essere percepiti in questo mondo: nella prima veglia, l'asino raglia; nella seconda i cani abbaiano; e nella terza, un bambino viene allattato dal seno della madre e una moglie conversa con il marito”. Spiega il Maharshà che questi segni sono in corrispondenza dei tre livelli dell’Anima: Nefesh, Ruach e Neshanà, ed anche rappresentano le tre fasi del sogno e della sua conseguente interpretazione. Secondo la tradizione ebraica esistono dei sogni dati dalla rielaborazione di ciò che è stato vissuto nella giornata, esistono sogni dati da un influsso di un’entità non positiva (Shed); ed esistono sogni dati dal messaggio di un Malach-Angelo-Inviato. Le tre veglie della Ghemarà stanno a rappresentare queste fasi oniriche: Nella prima veglia, l’asino che raglia, rappresenta l’elaborazione delle esperienze materiali avvenute nel giorno, infatti la parola Chamor, asino, ha le lettere di Chomer, materia, cioè le esperienze più terrene, materiali, quelle avvenute nella giornata. Nella seconda veglia, che dovrebbe coincidere con la metà della notte, se non si è adeguatamente protetti dalla Keriat Shemà al Hamittà o dallo studio di Torà che si è fatto, si potrebbe essere influenzati dall’entità negativa chiamata “il cane che abbaia”, non a caso secondo i chachamim l’interpretazione del sogno in cui sono presenti cani che abbaiano è riconducibile alla presenza di nemici (Mishnat Hachalomot).Come spiega il Maharshà durante l’uscita dall’Egitto, avvenuta proprio a metà della notte, è scritto che non un cane abbaiò contro Israel, cioè in quella notte protetta non poterono aprire bocca i nemici materiali e soprattutto spirituali d’Israel. La terza fase è quella influenzata dal Malach, Angelo, ed avviene prima del risveglio, ed è la fase in cui i chachamim sostengono ci sia la rappresentazione di un sogno veritiero, cioè realizzabile, non così avviene nelle prime fasi. Quindi, nell’interpretazione di un sogno, si tenga conto anche del tempo in cui viene effettuato. Nella terza fase il bambino viene allattato ed il marito parla con la moglie rappresentano simbolicamente la Torà e la Tefillà: la Torà è paragonata al latte (vedi midrashim su Shavuot) quindi ci si alza proponendoci di iniziare subito a studiare Torà; Il marito che parla con la moglie rappresenta l’essere umano che prega la preghiera dell’Amidà che inizia proprio con le parole “A-d.nai S-efatai T-iftach”, le cui iniziali danno la parola Eshet, Moglie, come a dire che quella è l’ora in cui Hashem conversa piacevolmente con noi e noi con Lui, attraverso la Preghiera.

Buona conversazione a tutti!

Shabbat Shalom Umevorach