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Comunità Ebraica di Bologna Kehillah di Bologna

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VAIESHEV (5 dicembre 2015)


Di Rav Alberto Sermoneta

La Torà con questa parashà ci presenta il personaggio di Josef- Giuseppe.

A differenza di Abramo, Isacco e Giacobbe, Giuseppe non viene definito un Av - Patriarca ma uno Zaddik- Giusto. Il motivo di questa definizione è dovuto al suo comportamento, soprattutto in Egitto e nella società che lo circonda.

Anche Noach, Abramo, Mosè ed altri personaggi della Torà o del Tanakh, vengono definiti zaddikim, ma nessun altro, oltre Josef viene chiamato con l'appellativo proprio di Josef ha Zaddik.

Qual è il motivo di ciò?

Josef è un personaggio particolare della Torà: egli, a differenza di tutti i suoi antenati, vive quasi tutta la sua vita in gola' - nella Diaspora - ma nonostante anche il tipo di Diaspora (l'Egitto è considerata la peggiore), egli non nasconde mai la sua vera identità: " naar Ivrì anochi - un ragazzo ebreo son io".

Il fatto è che Giuseppe viveva in Egitto da solo, non aveva nessuno dalla sua parte, né alcun altro ebreo viveva insieme a lui.

Il suo essere zaddik, gli proveniva dal non rinnegare mai la sua identità ebraica, nemmeno vivendo solo, nemmeno nei momenti più bui della sua vita in quel Paese.

Eppure Giuseppe viene criticato da una parte degli studiosi, per come egli si pone: vestiva da egiziano, parlava l'egiziano e, secondo alcuni sposa una non appartenente alle sue tradizioni, tantomeno i suoi figli avevano una parvenza ebraica.

Allo stesso modo, nella storia del nostro popolo, anche altri personaggi vengono definiti zaddikim, nonostante la loro poca conformità alle tradizioni ebraiche: i Maccabim.

Essi, durante la dominazione dei greci sulla Terra di Israele, all'inizio non dimostrano una gran volontà di ribellarsi al dominio greco anzi, ne restano affascinati - il fatto che il loro libro fosse scritto proprio in quella lingua, ne è buon testimone.

Le cose cambiano quando subentra l'imposizione religiosa; essi si ribellano al dominio ellenico, mettendo a repentaglio le loro vite, proprio come fece Giuseppe, al cospetto del faraone, considerato una divinità, presentandosi in nome di un unico D-o.

Combatterono con tutte le loro forze per sradicare l'invasione greco e scacciarne la loro cultura.

Questo comportamento è definito "mesirut nefesh - mettere a repentaglio la propria vita " per la salvezza di un qualcuno, nel caso dei Maccabei, del popolo ebraico.

Il mesirut nefesh, porta alla condizione di essere definito zaddik.

Per cui nessuno può giudicare un qualcuno da un suo comportamento apparente, ma deve vedere quale è l'ideale di costui e la missione che deve svolgere.

C'è quindi un forte nesso fra la parashà di Va Ieshev e la festa di Chanuccà, che inizieremo a festeggiare da domenica sera.

Ecco perché la parashà in questione si legge sempre nel sabato che precede chanuccà.

L'olio e il simbolo del mantenimento della caratteristica del nostro popolo; esso mantiene inalterate le sue proprietà, anche se si tenta di mescolare con altri liquidi.

Così il nostro popolo mantiene inalterate le sue regole e tradizioni, anche se obbligato a subirne altre, in mezzo a tradizioni diverse.

Shabbat shalom