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Vayeshev (21 dicembre 2024)

Di Marco Del Monte

“Lo presero e lo gettarono nel pozzo” (Gen 37,24).

Nella Parashà vediamo che Yosef viene gettato in un pozzo vuoto, dove non è presente acqua ma, come spiega Rashi, sono presenti serpenti e scorpioni. Si domanda il Maarsha come sia possibile che Reuven abbia voluto salvare Yosef dai fratelli, proponendo di gettarlo in un pozzo pieno di animali letali?

Rispondono i chachamim che Reuven “non aveva consapevolezza” del contenuto del pozzo. Come è possibile questo? Spiega il Tosfot yom tov su masechet tamid, che la cenere che rimaneva sull’altare doveva essere “gettata via”; il termine gettare (Vayashlech o Vayashlichu) nella tradizione, implica una distanza minima di venti amma (Eyn Hashlachà Pachot meesrim ammà), quindi essendo usato questo termine anche nel caso di Yosef, implica che il pozzo era più profondo di venti ammà. E cosa implica questa distanza? Impariamo sia dalle misure della Chanukkià sia dalle misure della Sukkà, che la possibilità dell’occhio di “dominare su qualcosa” non raggiunge la distanza superiore a venti ammà, e quindi, come spiega il Talmud su masechet Sukkà, non c’è “Yedià”, cioè non c’è consapevolezza del fatto, quindi Reuven non aveva consapevolezza del fatto che il pozzo fosse pieno di serpenti e scorpioni,  perché la sua profondità era al di là della distanza di venti ammà, dove l’occhio non domina e quindi non vi è consapevolezza, essendo un qualcosa che l’occhio non vede. Come possiamo collegare gli elementi Pozzo-Chanukkià-Sukkà? La Chanukkià rappresenta la vittoria della luce sul buio e quindi della Torà, chiamata Or-Luce, sull’oscurantismo dell’assimilazione. D’altronde la Torà viene paragonata anche all’acqua, ed un pozzo senza acqua significa un essere senza Torà, come spiegano i chachamim, che sia lo scorpione sia il serpente rappresentano due tipi di Yetzer Harà: Il serpente ha un veleno caldo, rappresentante l’istinto cattivo dato dalle passioni che ci portano a trasgredire nonostante una persona possa seguire anche le Mitzvot; Lo scorpione ha, invece, un veleno freddo, rappresentante il totale distacco, disinteresse dalla Torà, la totale apatia spirituale. Dicono i Chachamim che Hashem, ha creato lo Yetzer Harà ma ha donato la Torà come antidoto ad esso: l’acqua che riempie il pozzo e allontana gli animali letali, e la luce che allontana il buio. Così anche nella sukkà, troviamo i due elementi della luce e dell’acqua: La sukkà rappresenta l’abbraccio Divino: le misure minimali della sukkà, due pareti e un pezzetto, rappresentano “le parti spirituali Divine” (Kiviachol), cioè, due parti del braccio e avanbraccio insieme con la mano. Questa struttura della Sukkà, materiale-spirituale, ha la capacità di allontanare le forze dell’impurità, avendo una luce chiamata Or Makif (come spiegano i maestri del segreto); Inoltre, non a caso, Sukkot è la festa dell’Acqua-Nisuch Hamaym, alla fine di Sukkot c’è Simchà Torà, la festa della gioia della Torà. Dunque, troviamo anche nella festa di Sukkot le componenti Luce e Acqua. Ma la conditio sine qua non, quindi, per vivere secondo la Torà, è che il tutto si svolga all’interno della misura di venti ammà, dove l’occhio può vedere, è cioè nel mondo rivelato, questo mondo. Studiare Torà ed applicarla nella vita di tutti i giorni, ci rende consapevoli che ogni azione materiale si può trasformare in una spirituale, la cosa fondamentale è essere sempre consapevoli, quando non c’è consapevolezza la Chanukkià non risulta visibile e quindi non si vede la luce, e il pozzo si svuota riempiendosi di serpenti e scorpioni.

Con l’augurio che possiate essere come un albero piantato vicino ad un fiume, sempre pieno di “Luce” e “Acqua”.

Shabbat Shalom e Chanukkà Sameach