Di Moshè Marco Del Monte

Questo Shabbat inizieremo il libro di Devarim, il libro considerato un riepilogo di tutto il Pentateuco, proprio per questo viene chiamato anche Mishnè Torà, la ripetizione della Torà. La parola Mishnè può significare sia ripetizione che cambiamento, cerchiamo di capire il senso di questo nome, contestualizzandolo nel periodo in cui si colloca.

Questa Parashà viene letta prima di Tisha Beav, la ricorrenza più triste del calendario ebraico, caratterizzata dalla lettura della Meghilat Echà, composta dal profeta Geremia. In questo Shabbat leggiamo anche l’Haftarà che riguarda la visione, Chazon, di Isaia sulle future sofferenze del popolo d’Israele, Haftarà che dà il nome allo Shabbat.

Cosa accomuna questi profeti alla Parashà? Un Termine, Eichà, “Come Mai”, il quale si trova sia nel discorso di Moshè: “Come potrei riuscire a sostenere da solo…?”(Devarim 1,12), sia nella Meghillà di Geremia: “Echà Yashevà badad” “Come mai siede solitaria” (Echa 1,1), sia viene citata dal profeta Isaia: “ Echà hayeta” “Come mai la città si è traviata”(Isaia 1,21).

I profeti, di fronte a situazioni spiacevoli, si domandano come sia possibile che accadano tali circostanze; forse che i profeti non sanno che deriva tutto da Hashem? La domanda, Echà, forse, va letta attraverso l’accezione del medesimo termine che troviamo in Bereshit, vocalizzato in modo differente, seppur composto dalle stesse lettere; quindi, non Echà ma “Aieka” “Dove sei”? Molte volte ci si chiede, in situazioni dolorose, dove sia D-o, senza prima domandarci dove siamo noi. È scritto in Masechet Berachot: “En Issur bli averà”, non c’è sofferenza senza una trasgressione.

La situazione problematica non è una punizione per i peccati come si tende sempre a pensare, tutto il contrario, essa è piuttosto un’espiazione, una pulizia, la riscossione di un insoluto sul nostro conto spirituale, estinguendo il debito stesso. D.o Benedetto è chiamato Alufò Shel Olam, che si traduce in molteplici modi: Il Padrone del Mondo ma anche “L’insegnante nascosto”, come a dire che Lui gestisce le complesse dinamiche dell’universo e cerca di insegnarci, in modo celato, dietro eventi naturali, il nostro Tikun, il nostro compito, la nostra missione, ciò che dobbiamo correggere. Quante volte si incontra una persona che ci infastidisce o chas veshalom ci fa del male nella vita di tutti i giorni, nei rapporti lavorativi, familiari etc, la persona che ci fa del male è solo un messaggero, un’incarnazione della nostra proiezione interna del nostro Tikun ancora non risolto.

Quando si capisce che ciò che ci circonda è un insieme di Shelichim, inviati, di Kadosh Baruch Hu, che vengono a farci capire qualcosa di più profondo di noi stessi; quando si comprende perché siano venuti, e si impara cosa trasformare di noi stessi, allora questi inviati non hanno più motivo di essere presenti nella nostra vita; quindi, o cambieranno atteggiamento nei nostri confronti o spariranno dalla nostra vita, altrimenti torneranno, come dicono i chachamim: “Cosa è il futuro? Il futuro è il passato non riparato che si presenta sotto la medesima forma o simile”. Sta a noi capire il nostro Mishnè- Cambiare o ripetere il nostro comportamento. Nel momento in cui l’uomo riesce a capire il suo “Aieka”” Dove sei”, ha compreso la lezione del Grande Insegnante dell’Universo, è proprio li che arriva poi il buon voto, è proprio lì che finisce la distruzione e comincia una ricostruzione ancora più grandiosa di ciò che era in precedenza.

Shabbat Shalom Umevorach