Di Marco Del Monte
Shabbat Chazon
La Parashà di Devarim si legge sempre prima del 9 di Av, data in cui furono distrutti entrambi i Tempi di Gerusalemme.
Questo Shabbat viene chiamato Shabbat Chazon (della Visione), dal nome dell’Haftarà di Isaia, dove il Profeta ammonisce il popolo per la sua condotta. Nell’interpretazione classica, l’Haftarà è accomunata alla Parashà poiché anche Moshè inizia parlando al popolo in forma di ammonizione, come spiega Rashi. Un altro collegamento che troviamo tra la parashà e Tisha Beav è proprio l’episodio degli esploratori, da cui, secondo i chachamim deriverà poi in futuro il decreto del 9 di Av. Nel giorno di questo digiuno, la tefillà è piena di testi molto dolorosi nelle loro descrizioni. Rav Metzgher spiega che i Chachamim si pongono delle domande sulla scelta delle parole del Re David per comporre il salmo 79, ovvero Mizmor Leasaf, quello che si leggerà proprio a Tisha Beav. Il Salmo inizia con queste parole: Salmo di Asaf, o D-o genti straniere sono entrate nel Tuo possesso, hanno reso impuro il Tuo sacro palazzo, hanno reso Gerusalemme un mucchio di rovine […]. Si domandano i Maestri, per quale motivo il Re David inizia dicendo la parola “Mizmor” che può significare canto, lode etc. per la descrizione di eventi drammatici? Spiega Rav Metzgher una parabola molto triste ma molto profonda: Un giorno una donna rimase incinta. Quando venne il momento di partorire si avvicinarono i dottori e le dissero: “Purtroppo ci sono delle complicazioni, si dovrà decidere se fa sopravvivere il bambino o la mamma” (Lo Alenu- che non capiti a nessuno). Il grande amore della mamma non lasciò dubbi su chi far vivere. Il bambino crebbe ed ogni anno, nel giorno del suo compleanno, era solito dire il kaddish per la mamma ma non sapeva cosa fosse successo in quel giorno. Un giorno disse al papà di non voler festeggiare il suo compleanno proprio in quel giorno così difficile. Il padre allora raccontò al figlio cosa successe in quel giorno e gli spiegò che nonostante sua mamma decise di lasciare questo mondo, proprio in quel giorno, decise di dare la vita a lui. Così i Chachamim spiegano l’episodio della distruzione del Bet Hamkdash: Hashem in quel momento doveva prendere una decisione, o distruggere il popolo o riversare la punizione sul Bet Hamikdash. Il Bet Hamikdash, decise che “suo figlio”, Israel, doveva sopravvivere. Ecco perché si dice che il Mashiach nascerà proprio di Tisha Beav, ed ecco perché è scritto nella Meghillat Echà che questo giorno è chiamato “Keyom Moed” come un giorno festivo: Il giorno della distruzione è il giorno della nascita o rinascita. Questa è la forza di Am Israel, lui, come la fenice, sa sempre rinascere, anche dalle sue ceneri. Così come spiega la tradizione Chassidica: “Si scorge la benedizione divina anche in quella che sembra una maledizione, Rabbi Levi Yitzchak di Berdicev vide in quella di Isaia una visione del Terzo Tempio, quello dell’era messianica” (Lezioni di Torà, Rabbi Menachem Mendel Schneerson, Giuntina, pag 353).
Possa avverarsi ogni giorno questa visione chassidica di trasformazione del lutto in giorni festivi, del pianto in sorrisi, del buio in luce!
Shabbat Shalom Umevorach