Di Marco Del Monte
Shabbat Nachamu
C’è un momento nella nostra Parashà in cui anche Moshe Rabbenu, il più grande tra i profeti, si ferma dinanzi a un limite. “Supplicai Hashem in quel momento…”. Moshe prega, implora, desidera con tutto sé stesso entrare nella Terra Promessa.

Di Rav Alberto Sermoneta
La parashà che leggeremo questo shabbat è piena di concetti fondamentali, riguardo la trazione e le regole dell'ebraismo.
In essa troviamo i due pilastri dell'ebraismo: gli Aseret ha dibberot - i Dieci Comandamenti e lo Shemà che è considerato la professione di fede nel monoteismo.
All'inizio di essa però, troviamo l'ennesima preghiera che Mosè rivolge a D-o, supplicandolo di farlo entrare nella terra di Israele.

Di Rav Alberto Sermoneta
Dopo il duro digiuno del 9 di Av viene meno anche il periodo di lutto che gradualmente, dal 17 di Tamuz per ventun giorni si è abbattuto sul nostro popolo, fino a culminare appunto con il digiuno lungo e luttuoso di tisha' be Av.
Anche questo shabbat come quello scorso, prende il nome dalla Haftara', anziché dalla Parashà: esso è infatti chiamato Shabbat Nachamù, in quanto la Haftarà inizia con le parole "Nachamù nachamù ammì - Consolate, consolate il mio popolo"; tant’è che e anche conosciuto con l'appellativo di "sabato della consolazione".
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