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Behar (25 maggio 2024)

Di Marco Del Monte

Nella Parashà della settimana si parla della Shemittà, dell’anno Sabbatico e del Yovel, l’anno del Giubileo.

Nella Torà esistono cicli di lavoro-pausa, ne abbiamo uno settimanale con lo Shabbat, ne abbiamo uno annuale con le sette settimane da Pesach a Shavuot, ne abbiamo uno ogni sette anni con la shemittà, ne abbiamo uno dopo un ciclo di sette anni per sette con il Giubileo ed infine, secondo i Chachamim esiste un ciclo della durata del Mondo composto da sette millenni.

In tutti questi casi il ciclo si compone di due periodi: un periodo per lavorare, ed un periodo per raccogliere i frutti del lavoro, in assoluto riposo.

E’ scritto in Rut rabbà 3,3 che questo mondo è chiamato “Yemè Chol”, i giorni feriali, mentre l’Olam Abbà, il mondo futuro è chiamato “Shabbat”. Chi era “Eved” tradotto come schiavo, ma potremmo tradurre anche come “lavoratore”, poteva uscire libero il settimo anno.

Tutto questo ci fa capire di come ogni momento in questo mondo possa essere un “investimento spirituale” per il mondo futuro: “Chiunque si affatica nella vigilia di Shabbat, avrà da mangiare di Shabbat” (Masechet Avodà zarà pag 3a.

E così anche chi legge tutte le “semplici” Halachot dello Shabbat si accorgerà che viste con questa ottica assumeranno un valore differente, ne citiamo alcuni esempi. E’ scritto che il sudore che si emette per il lavoro dello Shabbat, cancella la traccia di trasgressioni incisa sulla fronte dell’uomo: non ci sorprende che Hashem disse ad Adamo, quando venne in questo mondo: Mangerai pane con il sudore della fronte! La fatica per la preparazione dello Shabbat porta grandi Berachot! Prima di Shabbat si pulisce la casa: così come a Pesach, quando si ricerca il chametz, si vuole rappresentare una ricerca introspettiva anche negli angoli più remoti della casa, cioè di noi stessi, delle nostre coscienze, così prima di Shabbat è mitzvà pulire la casa quindi fare teshuvà e scrollarci di dosso ogni negatività. Ci si cambiano i vestiti per lo shabbat: Scrivono i Kabbalisti che quando si andrà nel mondo futuro ci rivestiranno di un vestito nuovo, spirituale, non a caso a volte quando si sogna una persona che non è più in questo mondo, si sogna con degli abiti belli. E così, ogni gesto, ogni azione di preparazione per un giorno speciale, rappresenta il ciclo di preparazione attuabile in questo mondo, creato in sei giorni più uno, e come scrive David Hammelech: “Di fronte a te Hashem mille anni sono come un giorno”, da qui impariamo il ciclo millenario.

Come dice il Midrash, se qualcuno vi aprisse un forziere pieno di tesori, ma la porta rimanesse aperta solo per un periodo limitato, e in questo tempo tutto ciò che si prende apparterrà alla persona, “per sempre”, certamente non perderemo nemmeno un attimo di tempo per conquistare più tesori possibili!

Ecco che alle porte dello Shabbat auguro a tutti di potersi deliziare di tutte le ricchezze preparate per questo giorno di Eternità!