Di Marco Del Monte

La Torah non è un testo da leggere, ma un’esperienza da vivere. Non una lettura antica, ma una lettura dentro noi stessi. Ogni parashà è uno specchio, ogni parola un battito del cuore ebraico. E oggi, la Torah ci mostra Pinchas, che solleva una lancia e riceve in cambio da D-o un patto eterno di pace. Uno strumento di guerra per la pace? Un paradosso. Uno strumento che trafigge e separa diventa segno di unione e di Shalom? Per capire il testo non bisogna leggerlo, ma ASCOLTARLO. Solo se ascoltiamo con l’orecchio dell’anima, la Torah, OGGI, ci racconta della nostra coscienza più profonda: la pace vera nasce quando lottiamo con noi stessi per la verità, per la purezza, per l’unità con Hashem dentro di noi.

Di Marco Del Monte

La Parashà introduce il Korban Tamid, il sacrificio perpetuo: due agnelli offerti ogni giorno, uno al mattino e uno al crepuscolo. Il Midrash definisce questo versetto come il principio più inclusivo di tutta la Torah, persino superiore a "Ama il tuo prossimo come te stesso".
Dal punto di vista del Musar, l'entusiasmo iniziale è un picco emotivo volatile; è la costanza (Temidut) a forgiare la vera identità. Il parallelismo esistenziale più celebre è l'intuizione di Rabbi Akiva: osservando una goccia d'acqua che perforava la roccia, comprese che se l'acqua fluida poteva scavare la pietra, così lo studio costante della Torah poteva penetrare e trasformare un cuore indurito.


Di Rav Alberto Sermoneta

"Pinechas ben Elazar ben Aharon ha Cohèn heshiv et chamatì meal benè Israel - Pinechas figlio di Elazar figlio di Aharon il sacerdote, ha fatto tornare indietro la mia ira da sui figli di Israel.
Così inizia la parashà che leggeremo questo shabbat e che prende il nome proprio dal protagonista Pinechas.
Egli era nipote di Aharon, il sommo sacerdote che fu pianto nel momento della sua morte, da tutto il popolo indistintamente.
I maestri della mishnà, ci insegnano ad essere fra i discepoli di Aharon che amava la pace ed inseguiva la pace.

 

Di Rav Alberto Sermoneta

La parashà ha inizio con le lodi che il Signore tesse per Pinechas, che grazie al suo comportamento zelante, riporta l’ordine morale in mezzo all’accampamento del Popolo d’Israele, uccidendo pubblicamente coloro che si erano macchiati della colpa di prostituzione con le donne moabite.
Nessun commentatore riesce a dare una interpretazione precisa ed esaustiva alle tante domande che ci si pone di fronte ad un atto così cruento tanto più perché richiesto da D-o.


Di Rav Alberto Sermoneta

“Pinechas figlio di El’azar figlio di Aaron il sacerdote ha fatto tornare in me l’ira da mezzo al popolo, nel vendicarmi in mezzo a loro e per questo non ho sterminato i figli di Israele a causa della mia ira”.
Inizia con queste parole la parashà di questo shabbat;  parashà che prende il nome da questo uomo , Pinechas appunto, nipote di Aaron, il sommo sacerdote, il quale era insorto uccidendo un uomo ebreo che stava facendo idolatria con una prostituta moabita.
La storia ci viene raccontata alla fine della parashà di Balak, che abbiamo letto la settimana scorsa; perché mai la Torà torna ad affrontare questo argomento?


Di Rav Alberto Sermoneta

“Pinechas figlio di Elazar, figlio di Aaron il Sacerdote” è così che la Torà ci presenta questo personaggio, definito “mekannè – vendicatore” del popolo, in quanto uccise un ebreo che pubblicamente stava facendo atto di prostituzione pagana, con una donna moabita e quindi offendendo e danneggiando il popolo stesso.
La Torà inizia questa parashà con il riscontro positivo che il Signore dà a Pinechas, dicendo:”ha fatto ritornare la mia ira dai figli di Israele, nel vendicare la mia vendetta e per questo non ho distrutto tutti i figli di Israele a causa della mia ira”.
Da ciò si evince un qualcosa che va oltre il racconto dell’ebreo con la donna moabita, un qualcosa di ben più grave.Perché proprio Pinechas insorge così all’improvviso per compiere questo atto di zelo? Chi era costui? Rashì commenta dicendo che, da quel momento Pinechas era deriso in mezzo al popolo e disprezzato a causa di suo padre Elazar che aveva sposato una figlia di Potiel discendente di Itrò che conduceva i vitelli da offrire al culto pagano.


Di Rav Alberto Sermoneta

“Pinechas figlio diEl’azar figlio di Aaron il sacerdote ha fatto tornare in me l’ira da mezzo al popolo, nel vendicarmi in mezzo a loro e per questo non ho sterminato i figli di Israele a causa della mia ira”.
Inizia con queste parole la parashà che leggeremo questo shabbat, parashà che prende il nome da questo uomo Pinechas, nipote di Aaron, il sommo sacerdote, il quale era insorto uccidendo un uomo ebreo che stava facendo idolatria con una prostituta moabita.
La storia ci viene raccontata alla fine della parashà di Balak, che abbiamo letto la settimana scorsa; perché mai la Torà torna ad affrontare questo argomento?