Di Marco Del Monte

“Giudici e ufficiali porrai per te in tutte le tue porte”. Non dice “per voi”, ma “per te”. Perché ognuno porta dentro un tribunale invisibile. Gli occhi, le orecchie, la bocca, il cuore: ognuno è una porta che lascia entrare e uscire parole, immagini, emozioni. La Torah ci chiede di nominare dentro di noi giudici e poliziotti che sappiano custodire queste porte, e decidere con onestà cosa far passare e cosa trattenere.

Di Marco Del Monte

“Gli ufficiali riporteranno le parole al popolo e diranno: C’e un uomo che è timoroso e debole di animo? Vada via e torni a casa sua, per evitare che faccia venir meno il coraggio ai suoi fratelli” (Deut. 20,8).


Di Rav Alberto Sermoneta

"Shofetim ve shoterim titten lekhà bekhol shearekha...eve shafetù et ha am mishpat zedek - Giudici e custodi porrai per te in ogni porta delle tue città e giudicheranno il popolo con giustizia giusta"
Con queste parole inizia la parashà che leggeremo questo shabbat, in cui la Torà elenca come comandamento specifico, quello di avere sia dei giudici per amministrare la giustizia, sia dei guardiani (shoterim in ebraico moderno, poliziotti) per far si che le leggi fossero rispettate.
In ogni legislazione, laica o religiosa che sia, vi è un giudice che amministra la legge e chi fa sì che essa venga osservata.


Di Rav Alberto Sermoneta

Fra le due parashot, quella di REE’ che abbiamo letto shabbat scorso e quella di SHOFETIM che leggeremo questo shabbat, cade normalmente Rosh chodesh Elul – l’inizio dell’ultimo mese del calendario ebraico.
Il mese di Elul, infatti è un mese particolare, in quanto per tutta la sua durata (ad eccezione dello shabbat), vengono recitate le Selichot, che sono delle preghiere di supplica al Signore, in cui chiediamo di perdonarci delle colpe commesse durante l’anno, ma soprattutto di concederci ogni cosa di cui abbiamo necessità.